
In un’intervista radio franca, il presidente regionale di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha spostato la responsabilità per l’ondata di fine luglio, stimata in circa 80.000 migranti diretti verso l’enclave, affermando che il delegato del governo centrale in città aveva “avvertito i suoi superiori”, ma che il Ministero dell’Interno e La Moncloa non avevano agito. Le dichiarazioni, rilasciate su Onda Cero e riportate dal live blog di 20 Minutos, arrivano in un momento di alta tensione al confine terrestre unico della Spagna con l’Africa. Vivas ha sottolineato che il dovere costituzionale di proteggere l’integrità territoriale spetta esclusivamente alle autorità nazionali, insistendo sul fatto che le autorità locali non dispongono delle risorse necessarie per respingere un afflusso senza precedenti. Ha chiesto un patto bilaterale urgente con il Marocco — supportato da fondi UE — per accelerare i rimpatri dei minori non accompagnati e istituire un meccanismo permanente per prevenire future traversate di massa. Il gioco delle responsabilità politiche evidenzia la complessità nella gestione della frontiera unica di Ceuta, dove le regole dell’area Schengen si intrecciano con le leggi spagnole, marocchine e comunitarie. Lo scorso mese Madrid ha inviato 400 agenti aggiuntivi della Guardia Civil e installato estensioni temporanee di filo spinato, ma finora ha resistito alla richiesta di Vivas di supporto militare. Secondo il Ministero della Politica Territoriale, i rimpatri volontari sono saliti a 150-200 al giorno dopo l’intensificazione dei controlli biometrici e delle procedure di triage. Per le multinazionali operanti nella zona economica speciale dell’enclave, l’incertezza persistente influenza i flussi di lavoro transfrontalieri e l’affidabilità delle catene di approvvigionamento. Le code di camion al valico di Tarajal superano regolarmente le tre ore durante i controlli rafforzati, compromettendo i modelli di consegna just-in-time per esportatori di automobili e tessuti. I datori di lavoro devono inoltre affrontare un controllo più rigoroso per il rinnovo dei permessi di lavoro del personale marocchino pendolare. Gli analisti politici prevedono che la questione dominerà il prossimo dibattito al Senato spagnolo sul bilancio migratorio 2027, con i partiti regionali che spingono per una voce dedicata “confine Nord Africa”. Se i colloqui con Rabat dovessero fallire, il Ministero dell’Interno potrebbe richiedere un’estensione dei controlli temporanei alle frontiere Schengen, una mossa che influirebbe direttamente sui visti d’affari e sul traffico turistico tra Andalusia e Marocco.
Fonte: 20 Minutos