
La Guardia di Frontiera polacca ha effettuato un'altra operazione di espulsione di alto profilo, rimpatriando il 25 settembre tre cittadini ucraini e un cittadino moldavo nei loro paesi d'origine. Gli individui, di età compresa tra 21 e 31 anni, avevano precedenti penali che spaziavano dal furto organizzato e reati legati alla droga a ripetute infrazioni per guida in stato di ebbrezza. Tutti e quattro hanno ricevuto divieti pluriennali di rientro in Polonia e nell'area Schengen, con la sanzione più lunga che arriva fino a otto anni.
Secondo la Guardia di Frontiera Marittima, due degli uomini sono stati arrestati durante controlli a sorpresa sulla residenza a Kołobrzeg e Gdańsk, dopo aver ignorato precedenti ordini di lasciare il paese. Un sospetto aveva disatteso un ordine di rimpatrio emesso a giugno ed è stato successivamente incriminato ai sensi della legge polacca antidroga; un altro era collegato a una banda organizzata che prendeva di mira i negozi sulla costa baltica.
Le rapide espulsioni evidenziano la linea più dura di Varsavia nei confronti di quella che il governo definisce “migrazione ad alto rischio”. Da gennaio, la Polonia ha emesso il 37% in meno di visti di lavoro e ha ampliato l’elenco dei reati che comportano l’espulsione obbligatoria. I datori di lavoro che continuano ad assumere stranieri senza permessi validi rischiano ora multe fino a 25.000 PLN per lavoratore.
Per i team di mobilità internazionale, il caso sottolinea l’importanza di audit di conformità continui, soprattutto per i lavoratori ucraini entrati con il regime speciale di protezione temporanea. I dipartimenti HR sono invitati a monitorare i controlli penali del personale e a garantire che le richieste di rinnovo del permesso di soggiorno siano presentate almeno 45 giorni prima della scadenza, poiché i ritardi possono comportare il fermo immediato.
Gli analisti del settore affermano che la politica potrebbe scoraggiare alcuni lavoratori qualificati, ma le autorità polacche sostengono che una “apertura selettiva” sia necessaria per mantenere il sostegno pubblico alla migrazione legale. Una bozza di modifica della legge sugli stranieri, attualmente in discussione al Sejm, codificherebbe procedure accelerate di espulsione per i cittadini non UE condannati per reati violenti.
Secondo la Guardia di Frontiera Marittima, due degli uomini sono stati arrestati durante controlli a sorpresa sulla residenza a Kołobrzeg e Gdańsk, dopo aver ignorato precedenti ordini di lasciare il paese. Un sospetto aveva disatteso un ordine di rimpatrio emesso a giugno ed è stato successivamente incriminato ai sensi della legge polacca antidroga; un altro era collegato a una banda organizzata che prendeva di mira i negozi sulla costa baltica.
Le rapide espulsioni evidenziano la linea più dura di Varsavia nei confronti di quella che il governo definisce “migrazione ad alto rischio”. Da gennaio, la Polonia ha emesso il 37% in meno di visti di lavoro e ha ampliato l’elenco dei reati che comportano l’espulsione obbligatoria. I datori di lavoro che continuano ad assumere stranieri senza permessi validi rischiano ora multe fino a 25.000 PLN per lavoratore.
Per i team di mobilità internazionale, il caso sottolinea l’importanza di audit di conformità continui, soprattutto per i lavoratori ucraini entrati con il regime speciale di protezione temporanea. I dipartimenti HR sono invitati a monitorare i controlli penali del personale e a garantire che le richieste di rinnovo del permesso di soggiorno siano presentate almeno 45 giorni prima della scadenza, poiché i ritardi possono comportare il fermo immediato.
Gli analisti del settore affermano che la politica potrebbe scoraggiare alcuni lavoratori qualificati, ma le autorità polacche sostengono che una “apertura selettiva” sia necessaria per mantenere il sostegno pubblico alla migrazione legale. Una bozza di modifica della legge sugli stranieri, attualmente in discussione al Sejm, codificherebbe procedure accelerate di espulsione per i cittadini non UE condannati per reati violenti.
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