
Un nuovo bollettino statistico pubblicato dal Ministero dell’Interno austriaco evidenzia il calo più netto delle richieste di asilo dagli anni ’90, accompagnato da un aumento delle espulsioni forzate. A settembre 2026 sono state presentate solo 308 domande di asilo per la prima volta, il 58% in meno rispetto all’anno precedente, portando il totale da gennaio a settembre a 7.397, con un calo del 45% su base annua. Le autorità attribuiscono questa diminuzione a un mix di misure dissuasive: i visti per il ricongiungimento familiare per i rifugiati riconosciuti restano sospesi; sono state intensificate le pattuglie nelle zone di confine; e le procedure di asilo accelerate rimandano a casa i richiedenti provenienti da paesi con basso tasso di protezione nel giro di pochi giorni. Il messaggio, spiega il ministero, è che “l’Austria non è più una meta attraente per la migrazione irregolare”. Nel frattempo, per la prima volta in vent’anni, le espulsioni hanno superato le nuove domande. Al 30 settembre, 11.975 persone hanno lasciato il paese su ordine di rimpatrio, metà delle quali tramite espulsioni forzate e il 48% con condanne penali. Altri 582 trasferimenti secondo il regolamento di Dublino hanno rimandato i migranti allo Stato UE responsabile delle loro richieste. Per i datori di lavoro questo significa un accesso al mercato del lavoro tramite asilo ancora più restrittivo; i responsabili delle assunzioni devono verificare lo status di autorizzazione al lavoro del personale attuale e prepararsi a controlli documentali più rigorosi. Le ONG avvertono che le procedure rapide possono comportare errori procedurali, ma il governo assicura che le garanzie per i ricorsi restano intatte. Questi dati influenzeranno le trattative di coalizione su un tetto annuale permanente per il ricongiungimento familiare e potrebbero incidere sulla dimensione della tanto attesa quota 2026/27 per i lavoratori stagionali, decisione seguita con attenzione dai settori dell’ospitalità e dell’agricoltura.
Fonte: APA-OTS
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