
Il Ministero dell’Interno austriaco (BMI) ha pubblicato le statistiche migratorie di settembre, con dati che colpiscono subito. Lo scorso mese sono state presentate solo 308 domande di asilo per la prima volta, un calo del 58% rispetto a settembre 2025. Complessivamente, da gennaio a settembre le richieste ammontano a 7.397, quasi il 45% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner attribuisce questa diminuzione a un pacchetto aggressivo di misure di deterrenza, che comprende controlli di frontiera serrati, pattugliamenti congiunti con la polizia ungherese nell’ambito dell’“Operazione Fox” e la continua sospensione del ricongiungimento familiare per la maggior parte delle categorie di rifugiati. Il BMI sostiene che questa strategia ha spinto le reti di contrabbando organizzato a deviare verso i corridoi costieri balcanici, lasciando la frontiera orientale dell’Austria sostanzialmente tranquilla: solo 16 ingressi irregolari sono stati intercettati nel Burgenland nella prima metà di ottobre, rispetto a quasi 15.000 nello stesso mese del 2022. Parallelamente, il governo parla di “migrazione negativa”: nel 2026 hanno già lasciato il paese 11.975 persone, circa la metà tramite espulsioni forzate. Le deportazioni ora superano le nuove domande di asilo, un primato nella gestione migratoria austriaca moderna, e il 48% dei deportati aveva precedenti penali in Austria. Per datori di lavoro e responsabili della mobilità HR, questi dati sono rilevanti su due fronti. Primo, indicano che la gestione dei permessi di lavoro per assunzioni altamente qualificate difficilmente subirà rallentamenti dovuti a arretrati nelle domande di asilo, un problema cronico nel biennio 2022-23. Secondo, le aziende con casi umanitari all’orizzonte devono considerare che le procedure accelerate di “decisione negativa” sono ora applicate a nazionalità con basse probabilità di successo, come India e Tunisia; 611 casi sono stati respinti entro 28 giorni, alcuni addirittura in 72 ore. Si prevede un controllo più rigoroso e requisiti probatori più stringenti per qualsiasi sponsorizzazione aziendale legata all’asilo. Le organizzazioni della società civile avvertono sui danni collaterali. L’estensione indefinita della sospensione del ricongiungimento familiare – che sarà sostituita da una quota annuale che le autorità ammettono sarà “molto ridotta” – lascia molti lavoratori rifugiati separati da coniugi e figli. Le ONG sottolineano che questa politica rischia di compromettere l’integrazione nel mercato del lavoro e di aumentare i costi legati alla salute mentale. In pratica, i team di mobilità dovrebbero monitorare la nuova regolamentazione sulle quote (attesa per inizio 2027) e prepararsi a eccezioni caso per caso solo in situazioni di “difficoltà sociale” strettamente definite. Nel breve termine, le aziende che sponsorizzano visti umanitari devono prevedere nel budget possibili incentivi per il ritorno volontario o ricorsi legali in caso di rifiuto delle domande sotto il regime più severo.
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