
La Guardia Civil ha desarticulato una banda criminale specializzata nella creazione di “parejas de hecho” fittizie e false iscrizioni anagrafiche comunali per ottenere permessi di soggiorno spagnoli e validi in tutto lo spazio Schengen per cittadini stranieri.
Secondo un comunicato diffuso domenica 16 novembre 2025, e riportato per primo da EFE, gli agenti hanno arrestato sette persone e ne hanno indagate formalmente altre dieci dopo una serie di perquisizioni coordinate a Barcellona, Castelldefels e Badalona. Il gruppo, secondo le accuse, chiedeva fino a 15.000 euro per ogni pratica, abbinando migranti irregolari a cittadini spagnoli o dell’UE disposti a firmare contratti di convivenza fraudolenti e a registrarli presso i comuni locali. La documentazione falsificata permetteva ai richiedenti di ottenere la carta di soggiorno per “arraigo familiar” (radicamento familiare), che garantisce il diritto legale di soggiorno e lavoro in tutta la Spagna e, successivamente, la libera circolazione nell’area Schengen.
Gli investigatori descrivono la rete come un vero e proprio “sportello unico per la migrazione”, che forniva tutto, dai certificati di empadronamiento falsificati a contratti di lavoro e dichiarazioni fiscali contraffatti, utili a superare i controlli di autenticità negli uffici immigrazione. Tra le prove sequestrate durante l’operazione figurano moduli comunali in bianco, atti notarili pre-timbrati, chiavette USB con scansioni di passaporti e 42.000 euro in contanti.
Le indagini sono iniziate alla fine dello scorso anno, quando le autorità catalane per l’immigrazione hanno rilevato un improvviso aumento delle domande di convivenza di fatto gestite dallo stesso gruppo di intermediari. Le unità di cyber-crimine della Guardia Civil hanno tracciato centinaia di pagamenti online collegati ai sospetti e individuato clienti in almeno cinque Stati membri dell’UE che avevano utilizzato i documenti spagnoli per regolarizzare la propria posizione in altre zone Schengen.
Per le aziende multinazionali, il caso rappresenta un monito: la Spagna sta infatti intensificando i controlli sulle vie di ingresso basate su legami familiari e “arraigo”, spesso utilizzate per integrare talenti già presenti nel Paese. I consulenti legali prevedono controlli più approfonditi e tempi di elaborazione più lunghi, soprattutto in Catalogna e Madrid, dove le autorità stanno introducendo nuovi protocolli di intervista. Le aziende che trasferiscono personale sono invitate a verificare l’autenticità dei documenti di stato civile e a prevedere tempi supplementari — attualmente da quattro a sei settimane — per le verifiche di empadronamiento.
Il Ministero dell’Interno ha sottolineato che gli arresti fanno parte di una strategia nazionale più ampia contro le frodi documentali, fenomeno che è diventato più redditizio dopo che il Regolamento sull’Immigrazione spagnolo del 2024 (RD 1155/2024) ha ampliato le autorizzazioni di lavoro per diverse categorie di arraigo. Sebbene la riforma fosse pensata per facilitare una migrazione ordinata e colmare le carenze di manodopera, le autorità avvertono che gli intermediari criminali stanno sfruttando la popolarità del sistema. I datori di lavoro che intendono assumere localmente secondo la nuova normativa devono quindi aspettarsi più colloqui in presenza e controlli incrociati tra banche dati, mentre gli uffici regionali implementano misure anti-frode.
Secondo un comunicato diffuso domenica 16 novembre 2025, e riportato per primo da EFE, gli agenti hanno arrestato sette persone e ne hanno indagate formalmente altre dieci dopo una serie di perquisizioni coordinate a Barcellona, Castelldefels e Badalona. Il gruppo, secondo le accuse, chiedeva fino a 15.000 euro per ogni pratica, abbinando migranti irregolari a cittadini spagnoli o dell’UE disposti a firmare contratti di convivenza fraudolenti e a registrarli presso i comuni locali. La documentazione falsificata permetteva ai richiedenti di ottenere la carta di soggiorno per “arraigo familiar” (radicamento familiare), che garantisce il diritto legale di soggiorno e lavoro in tutta la Spagna e, successivamente, la libera circolazione nell’area Schengen.
Gli investigatori descrivono la rete come un vero e proprio “sportello unico per la migrazione”, che forniva tutto, dai certificati di empadronamiento falsificati a contratti di lavoro e dichiarazioni fiscali contraffatti, utili a superare i controlli di autenticità negli uffici immigrazione. Tra le prove sequestrate durante l’operazione figurano moduli comunali in bianco, atti notarili pre-timbrati, chiavette USB con scansioni di passaporti e 42.000 euro in contanti.
Le indagini sono iniziate alla fine dello scorso anno, quando le autorità catalane per l’immigrazione hanno rilevato un improvviso aumento delle domande di convivenza di fatto gestite dallo stesso gruppo di intermediari. Le unità di cyber-crimine della Guardia Civil hanno tracciato centinaia di pagamenti online collegati ai sospetti e individuato clienti in almeno cinque Stati membri dell’UE che avevano utilizzato i documenti spagnoli per regolarizzare la propria posizione in altre zone Schengen.
Per le aziende multinazionali, il caso rappresenta un monito: la Spagna sta infatti intensificando i controlli sulle vie di ingresso basate su legami familiari e “arraigo”, spesso utilizzate per integrare talenti già presenti nel Paese. I consulenti legali prevedono controlli più approfonditi e tempi di elaborazione più lunghi, soprattutto in Catalogna e Madrid, dove le autorità stanno introducendo nuovi protocolli di intervista. Le aziende che trasferiscono personale sono invitate a verificare l’autenticità dei documenti di stato civile e a prevedere tempi supplementari — attualmente da quattro a sei settimane — per le verifiche di empadronamiento.
Il Ministero dell’Interno ha sottolineato che gli arresti fanno parte di una strategia nazionale più ampia contro le frodi documentali, fenomeno che è diventato più redditizio dopo che il Regolamento sull’Immigrazione spagnolo del 2024 (RD 1155/2024) ha ampliato le autorizzazioni di lavoro per diverse categorie di arraigo. Sebbene la riforma fosse pensata per facilitare una migrazione ordinata e colmare le carenze di manodopera, le autorità avvertono che gli intermediari criminali stanno sfruttando la popolarità del sistema. I datori di lavoro che intendono assumere localmente secondo la nuova normativa devono quindi aspettarsi più colloqui in presenza e controlli incrociati tra banche dati, mentre gli uffici regionali implementano misure anti-frode.
Fonte: La Vanguardia / EFE
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