
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha annunciato al parlamento il 19 novembre che il governo ha ordinato la chiusura immediata dell’ultimo consolato russo rimasto a Danzica. La decisione arriva a soli quattro giorni da un attentato esplosivo che ha creato un cratere di ¾ di metro sulla strategica linea ferroviaria Varsavia–Lublino–Chełm, una tratta molto utilizzata sia per i servizi passeggeri sia per il trasporto degli aiuti della NATO verso l’Ucraina vicina. Gli investigatori affermano che l’attacco, sventato all’ultimo momento grazie all’intervento di un macchinista di PKP Intercity che ha notato il danneggiamento dei binari e ha effettuato una frenata d’emergenza, aveva l’intento chiaro di causare vittime di massa.
Varsavia ha già espulso decine di diplomatici russi dal 2022, ma il consolato di Danzica continuava a fornire servizi di visto e passaporto ai cittadini russi, gestire adozioni e rilasciare procure per la numerosa comunità imprenditoriale russa concentrata nei porti della Tricittà. La sua chiusura lascia alla Russia solo l’ambasciata a Varsavia, costringendo di fatto residenti e viaggiatori russi a gestire tutte le pratiche tramite Mosca o Berlino, con conseguenti ritardi di settimane e un aumento dei costi di viaggio.
Sikorski ha spiegato che la decisione è stata presa ai sensi dell’articolo 11 della Convenzione di Vienna, citando una “grave violazione delle norme diplomatiche fondamentali” e accusando Mosca di sponsorizzare il terrorismo sul suolo polacco. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato l’accusa e ha minacciato “misure reciproche”, segnalando che i dirigenti aziendali polacchi in Russia potrebbero presto affrontare controlli più severi sull’immigrazione e difficoltà nel rinnovo dei visti commerciali.
Per le multinazionali operanti in Polonia le conseguenze sono immediate: il personale russo e i loro familiari dovranno recarsi all’ambasciata di Varsavia (spesso un viaggio di due giorni andata e ritorno dalla costa baltica) anche per atti notarili di routine, mentre i datori di lavoro polacchi devono prepararsi a tempi più lunghi per invitare ingegneri o tecnici russi. Le società di gestione viaggi consigliano ai clienti di passare, dove possibile, agli apostilli elettronici e di aggiungere almeno dieci giorni lavorativi extra a qualsiasi progetto che dipenda da visti.
La chiusura del consolato elimina inoltre un canale di assistenza d’emergenza per circa 85.000 cittadini russi che hanno attraversato il confine polacco nei primi tre trimestri del 2025, sollevando dubbi su come saranno gestite eventuali rimpatri umanitari e medici qualora le relazioni diplomatiche dovessero deteriorarsi ulteriormente.
Varsavia ha già espulso decine di diplomatici russi dal 2022, ma il consolato di Danzica continuava a fornire servizi di visto e passaporto ai cittadini russi, gestire adozioni e rilasciare procure per la numerosa comunità imprenditoriale russa concentrata nei porti della Tricittà. La sua chiusura lascia alla Russia solo l’ambasciata a Varsavia, costringendo di fatto residenti e viaggiatori russi a gestire tutte le pratiche tramite Mosca o Berlino, con conseguenti ritardi di settimane e un aumento dei costi di viaggio.
Sikorski ha spiegato che la decisione è stata presa ai sensi dell’articolo 11 della Convenzione di Vienna, citando una “grave violazione delle norme diplomatiche fondamentali” e accusando Mosca di sponsorizzare il terrorismo sul suolo polacco. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato l’accusa e ha minacciato “misure reciproche”, segnalando che i dirigenti aziendali polacchi in Russia potrebbero presto affrontare controlli più severi sull’immigrazione e difficoltà nel rinnovo dei visti commerciali.
Per le multinazionali operanti in Polonia le conseguenze sono immediate: il personale russo e i loro familiari dovranno recarsi all’ambasciata di Varsavia (spesso un viaggio di due giorni andata e ritorno dalla costa baltica) anche per atti notarili di routine, mentre i datori di lavoro polacchi devono prepararsi a tempi più lunghi per invitare ingegneri o tecnici russi. Le società di gestione viaggi consigliano ai clienti di passare, dove possibile, agli apostilli elettronici e di aggiungere almeno dieci giorni lavorativi extra a qualsiasi progetto che dipenda da visti.
La chiusura del consolato elimina inoltre un canale di assistenza d’emergenza per circa 85.000 cittadini russi che hanno attraversato il confine polacco nei primi tre trimestri del 2025, sollevando dubbi su come saranno gestite eventuali rimpatri umanitari e medici qualora le relazioni diplomatiche dovessero deteriorarsi ulteriormente.
Fonte: Reuters / The Guardian
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