
La Polizia Federale Australiana (AFP) ha incriminato un residente permanente di 31 anni, nato in Sud Sudan, con cinque capi d’accusa per violazione delle rigide condizioni di monitoraggio del visto, dopo che avrebbe ignorato i coprifuochi residenziali e manomesso il suo dispositivo elettronico di localizzazione. L’uomo è comparso davanti al Tribunale Locale di Campbelltown il 25 novembre ed è stato rilasciato su cauzione condizionata.
Ai sensi degli articoli 76C e 76D del Migration Act 1958, violare un coprifuoco o manomettere un dispositivo di monitoraggio elettronico comporta pene fino a cinque anni di reclusione e/o multe fino a 99.000 dollari australiani. L’AFP contesta quattro violazioni separate del coprifuoco e un episodio di disattivazione del dispositivo di localizzazione tra settembre e novembre.
Il caso rappresenta la prima azione di alto profilo dall’ampliamento, avvenuto all’inizio di quest’anno, dei poteri di monitoraggio elettronico per i titolari di visti ad alto rischio da parte del Ministero degli Interni. Gli esperti legali sottolineano come ciò evidenzi la volontà del governo di perseguire penalmente le violazioni, anziché limitarsi a cancellare i visti o emettere ordini di espulsione.
Per i responsabili della mobilità globale, l’episodio è un richiamo tempestivo a verificare la conformità dei dipendenti quando i visti impongono condizioni di residenza o di segnalazione, soprattutto per i lavoratori in transizione da detenzione o soggetti a obblighi legati alla condotta personale. Gli avvocati avvertono che i datori di lavoro che assegnano consapevolmente turni durante le ore di coprifuoco potrebbero incorrere in responsabilità accessorie ai sensi del Migration Act.
L’imputato dovrà tornare in tribunale il 16 gennaio 2026; in caso di condanna per più capi d’accusa, potrebbe ricevere pene cumulative, con conseguente cancellazione obbligatoria del visto e avvio delle procedure di espulsione.
Ai sensi degli articoli 76C e 76D del Migration Act 1958, violare un coprifuoco o manomettere un dispositivo di monitoraggio elettronico comporta pene fino a cinque anni di reclusione e/o multe fino a 99.000 dollari australiani. L’AFP contesta quattro violazioni separate del coprifuoco e un episodio di disattivazione del dispositivo di localizzazione tra settembre e novembre.
Il caso rappresenta la prima azione di alto profilo dall’ampliamento, avvenuto all’inizio di quest’anno, dei poteri di monitoraggio elettronico per i titolari di visti ad alto rischio da parte del Ministero degli Interni. Gli esperti legali sottolineano come ciò evidenzi la volontà del governo di perseguire penalmente le violazioni, anziché limitarsi a cancellare i visti o emettere ordini di espulsione.
Per i responsabili della mobilità globale, l’episodio è un richiamo tempestivo a verificare la conformità dei dipendenti quando i visti impongono condizioni di residenza o di segnalazione, soprattutto per i lavoratori in transizione da detenzione o soggetti a obblighi legati alla condotta personale. Gli avvocati avvertono che i datori di lavoro che assegnano consapevolmente turni durante le ore di coprifuoco potrebbero incorrere in responsabilità accessorie ai sensi del Migration Act.
L’imputato dovrà tornare in tribunale il 16 gennaio 2026; in caso di condanna per più capi d’accusa, potrebbe ricevere pene cumulative, con conseguente cancellazione obbligatoria del visto e avvio delle procedure di espulsione.
Fonte: The National Tribune
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