
Un’indagine di ABC ha rivelato un fiorente mercato nero in Indonesia che sfrutta i giovani candidati in gara per uno dei 5.000 visti annuali Australiani Work & Holiday (sottoclasse 462). Intermediari chiedono fino a 5.500 dollari australiani per “garantire” la lettera di supporto governativa necessaria prima della domanda – spesso con tangenti o documenti falsificati.
Le vittime intervistate hanno riferito che le lettere false sono state respinte dal Dipartimento degli Affari Interni australiano, compromettendo le future possibilità di visto. La domanda supera di gran lunga l’offerta, tanto che i locali definiscono la breve finestra di candidatura online una “guerra per il visto”, con i server che collassano pochi minuti dopo l’apertura.
Canberra è sotto pressione diplomatica per assumere il controllo del processo di emissione delle lettere, seguendo l’esempio di altri Paesi partner del programma Work and Holiday. Il parlamento indonesiano ha programmato audizioni dopo oltre 3.000 denunce formali che accusano accessi privilegiati e sabotaggi informatici.
Per i datori di lavoro australiani nei settori agricolo e dell’ospitalità i rischi di integrità sono concreti: assumere un lavoratore con documenti falsi può comportare sanzioni civili se l’azienda “ha ragionevolmente sospettato” una frode. I team di mobilità sono invitati a verificare le lettere di supporto, mantenere registri di due diligence e utilizzare i controlli VEVO una volta concessi i visti.
Nel breve termine, il Dipartimento degli Affari Interni avverte i candidati di evitare agenti che promettono scorciatoie, ribadendo che non richiede mai pagamenti tramite social media. I viaggiatori potenziali dovrebbero preparare estratti conto bancari e certificati in inglese con largo anticipo e utilizzare solo il portale ufficiale.
Le vittime intervistate hanno riferito che le lettere false sono state respinte dal Dipartimento degli Affari Interni australiano, compromettendo le future possibilità di visto. La domanda supera di gran lunga l’offerta, tanto che i locali definiscono la breve finestra di candidatura online una “guerra per il visto”, con i server che collassano pochi minuti dopo l’apertura.
Canberra è sotto pressione diplomatica per assumere il controllo del processo di emissione delle lettere, seguendo l’esempio di altri Paesi partner del programma Work and Holiday. Il parlamento indonesiano ha programmato audizioni dopo oltre 3.000 denunce formali che accusano accessi privilegiati e sabotaggi informatici.
Per i datori di lavoro australiani nei settori agricolo e dell’ospitalità i rischi di integrità sono concreti: assumere un lavoratore con documenti falsi può comportare sanzioni civili se l’azienda “ha ragionevolmente sospettato” una frode. I team di mobilità sono invitati a verificare le lettere di supporto, mantenere registri di due diligence e utilizzare i controlli VEVO una volta concessi i visti.
Nel breve termine, il Dipartimento degli Affari Interni avverte i candidati di evitare agenti che promettono scorciatoie, ribadendo che non richiede mai pagamenti tramite social media. I viaggiatori potenziali dovrebbero preparare estratti conto bancari e certificati in inglese con largo anticipo e utilizzare solo il portale ufficiale.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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