
Il Tánaiste Simon Harris ha confermato che l’Irlanda adotterà un nuovo modello di “contributo” per i richiedenti protezione internazionale (RPI) che sono occupati con un lavoro retribuito. Secondo le proposte presentate al Consiglio dei Ministri il 1° dicembre 2025, i richiedenti asilo con un reddito superiore a una soglia ancora da definire dovranno versare tra il 10% e il 40% del loro salario settimanale per coprire i costi dell’alloggio e dei pasti forniti dallo Stato.
In Irlanda, i RPI possono lavorare dopo sei mesi dalla loro entrata nel Paese e attualmente circa 2.700 richiedenti detengono permessi di lavoro in settori come l’ospitalità, la lavorazione alimentare e la logistica. Il Governo sostiene che chiedere a chi ha un impiego stabile di contribuire alle spese di alloggio sia una questione di “buon senso” e aiuterà a ridurre la pressione sul bilancio da 1,5 miliardi di euro destinato al sistema di Direct Provision.
Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente la novità, sottolineando che i datori di lavoro hanno difficoltà a reclutare personale alle prime armi e considerano i richiedenti protezione internazionale una risorsa importante. Tuttavia, le ONG mettono in guardia sul fatto che queste detrazioni potrebbero spingere i lavoratori a basso reddito sotto la soglia di povertà e compromettere il processo di integrazione. Il Consiglio Irlandese per i Rifugiati definisce la misura una “tassa sull’asilo” che potrebbe scoraggiare la formazione e l’aggiornamento professionale.
Dal punto di vista operativo, i reparti paghe saranno chiamati a trattenere il contributo e a versarlo al Dipartimento per l’Infanzia, l’Uguaglianza, la Disabilità, l’Integrazione e la Gioventù. I consulenti per la mobilità dovranno preparare i lavoratori RPI o i loro supervisori alle detrazioni che partiranno nel primo trimestre del 2026. Le aziende che offrono indennità aggiuntive per l’alloggio dovranno chiarire se tali pagamenti saranno soggetti a contribuzione.
L’iniziativa fa parte di un più ampio ripensamento delle politiche volto a ridurre le domande di asilo annuali sotto le 10.000 entro il 2027. Tra le altre riforme in arrivo ci sono procedure accelerate per le richieste manifestamente infondate e accordi ampliati per i rimpatri verso paesi terzi considerati sicuri. Con le elezioni locali previste per giugno 2026, il Governo è sotto pressione elettorale per dimostrare un controllo più rigoroso sull’immigrazione, mantenendo però l’accesso alla manodopera internazionale.
In Irlanda, i RPI possono lavorare dopo sei mesi dalla loro entrata nel Paese e attualmente circa 2.700 richiedenti detengono permessi di lavoro in settori come l’ospitalità, la lavorazione alimentare e la logistica. Il Governo sostiene che chiedere a chi ha un impiego stabile di contribuire alle spese di alloggio sia una questione di “buon senso” e aiuterà a ridurre la pressione sul bilancio da 1,5 miliardi di euro destinato al sistema di Direct Provision.
Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente la novità, sottolineando che i datori di lavoro hanno difficoltà a reclutare personale alle prime armi e considerano i richiedenti protezione internazionale una risorsa importante. Tuttavia, le ONG mettono in guardia sul fatto che queste detrazioni potrebbero spingere i lavoratori a basso reddito sotto la soglia di povertà e compromettere il processo di integrazione. Il Consiglio Irlandese per i Rifugiati definisce la misura una “tassa sull’asilo” che potrebbe scoraggiare la formazione e l’aggiornamento professionale.
Dal punto di vista operativo, i reparti paghe saranno chiamati a trattenere il contributo e a versarlo al Dipartimento per l’Infanzia, l’Uguaglianza, la Disabilità, l’Integrazione e la Gioventù. I consulenti per la mobilità dovranno preparare i lavoratori RPI o i loro supervisori alle detrazioni che partiranno nel primo trimestre del 2026. Le aziende che offrono indennità aggiuntive per l’alloggio dovranno chiarire se tali pagamenti saranno soggetti a contribuzione.
L’iniziativa fa parte di un più ampio ripensamento delle politiche volto a ridurre le domande di asilo annuali sotto le 10.000 entro il 2027. Tra le altre riforme in arrivo ci sono procedure accelerate per le richieste manifestamente infondate e accordi ampliati per i rimpatri verso paesi terzi considerati sicuri. Con le elezioni locali previste per giugno 2026, il Governo è sotto pressione elettorale per dimostrare un controllo più rigoroso sull’immigrazione, mantenendo però l’accesso alla manodopera internazionale.
Fonte: TheLiberal.ie
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