
La Polizia Nazionale ha annunciato l’11 dicembre l’arresto di 48 sospetti accusati di gestire un lucroso giro di falsificazione di documenti di convivenza civile per ottenere carte di soggiorno per familiari dell’UE a favore di cittadini marocchini. L’indagine durata dieci mesi, denominata ‘Operación Vínculo’, ha coinvolto le province di Málaga, Barcellona, Tenerife, Jaén e l’enclave nordafricana di Melilla.
Secondo gli investigatori, la banda chiedeva fino a 12.000 euro per ogni richiedente, creando falsi contratti di affitto, iscrizioni comunali fasulle e certificati notarili che attestavano la convivenza come ‘pareja de hecho’. Questo status garantisce una carta di soggiorno quinquennale con pieni diritti lavorativi. La polizia stima che la rete abbia generato oltre 30 milioni di euro e facilitato più di 300 permessi fraudolenti.
Per i datori di lavoro, l’operazione non è solo un fatto criminale: la stessa carta di soggiorno per familiari UE è infatti utilizzata legittimamente da multinazionali per far entrare coniugi non UE secondo le norme di ricongiungimento familiare. Gli uffici immigrazione sono già stati istruiti a segnalare i fascicoli che corrispondono al profilo della truffa, il che significa che le domande genuine potrebbero subire controlli più approfonditi, colloqui o visite domiciliari nella prima metà del 2026.
I team di compliance dovrebbero verificare la documentazione dei dipendenti, controllare le prove di relazione e preparare linee guida per il rinnovo delle carte familiari. I consulenti legali prevedono un aumento delle soglie di due diligence, soprattutto in Catalogna, dove la maggior parte delle convivenze false è stata notarizzata, e avvertono che eventuali cancellazioni retroattive dei permessi potrebbero causare problemi a livello di buste paga e tasse.
L’operazione evidenzia come le frodi proliferino quando i canali legali sono percepiti come costosi o lenti. Segnala inoltre l’intenzione del Ministero dell’Interno di chiudere le falle normative mentre la Spagna si orienta verso canali di immigrazione più basati sulle competenze.
Secondo gli investigatori, la banda chiedeva fino a 12.000 euro per ogni richiedente, creando falsi contratti di affitto, iscrizioni comunali fasulle e certificati notarili che attestavano la convivenza come ‘pareja de hecho’. Questo status garantisce una carta di soggiorno quinquennale con pieni diritti lavorativi. La polizia stima che la rete abbia generato oltre 30 milioni di euro e facilitato più di 300 permessi fraudolenti.
Per i datori di lavoro, l’operazione non è solo un fatto criminale: la stessa carta di soggiorno per familiari UE è infatti utilizzata legittimamente da multinazionali per far entrare coniugi non UE secondo le norme di ricongiungimento familiare. Gli uffici immigrazione sono già stati istruiti a segnalare i fascicoli che corrispondono al profilo della truffa, il che significa che le domande genuine potrebbero subire controlli più approfonditi, colloqui o visite domiciliari nella prima metà del 2026.
I team di compliance dovrebbero verificare la documentazione dei dipendenti, controllare le prove di relazione e preparare linee guida per il rinnovo delle carte familiari. I consulenti legali prevedono un aumento delle soglie di due diligence, soprattutto in Catalogna, dove la maggior parte delle convivenze false è stata notarizzata, e avvertono che eventuali cancellazioni retroattive dei permessi potrebbero causare problemi a livello di buste paga e tasse.
L’operazione evidenzia come le frodi proliferino quando i canali legali sono percepiti come costosi o lenti. Segnala inoltre l’intenzione del Ministero dell’Interno di chiudere le falle normative mentre la Spagna si orienta verso canali di immigrazione più basati sulle competenze.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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