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Nuovo Governo Ceco Rifiuta il Patto UE sulle Migrazioni, Segnala una Svolta Rigorista

dic 17, 2025
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Nuovo Governo Ceco Rifiuta il Patto UE sulle Migrazioni, Segnala una Svolta Rigorista
Appena 24 ore dopo il giuramento, la nuova coalizione del Primo Ministro Andrej Babiš ha posto la migrazione come primo punto di frattura politica con Bruxelles. Durante la prima riunione del governo il 16 dicembre, è stato formalmente respinto il Patto UE su Migrazione e Asilo, che dovrebbe entrare in vigore a giugno 2026.

Il ministro dell’Interno designato, Radek Špicar, ha dichiarato ai giornalisti che il meccanismo di solidarietà — che obbliga gli Stati membri a ricollocare i richiedenti asilo o a pagare fino a 20.000 euro a persona — è “inaccettabile” e sarà bloccato nella sua trasposizione nella legislazione ceca. Al contrario, Praga punterà a un rafforzamento del controllo alle frontiere esterne e a un’accelerazione degli accordi di rimpatrio con i paesi di origine.

Nuovo Governo Ceco Rifiuta il Patto UE sulle Migrazioni, Segnala una Svolta Rigorista


Questa posizione più rigida arriva nonostante la Repubblica Ceca sia temporaneamente esentata dal meccanismo di solidarietà del 2026, poiché ospita circa 400.000 rifugiati ucraini. Le autorità sostengono che l’esenzione è fragile e che accettare il patto comporterebbe un onere finanziario indefinito negli anni a venire.

Per i datori di lavoro multinazionali il quadro normativo immediato resta invariato, ma i team dedicati alla mobilità devono prepararsi a un clima amministrativo più rigido: il Ministero dell’Interno ha confermato che i futuri permessi di lavoro umanitari e i visti per ricongiungimento familiare saranno sottoposti a controlli più severi, e che è probabile un inasprimento dei test di mercato del lavoro prima dell’arrivo. Le aziende che dipendono da lavoratori di paesi terzi — in particolare nei settori manifatturiero e IT, come a Brno e Ostrava — sono invitate ad accelerare le domande prima che eventuali leggi attuative limitino le quote attuali.

Sul piano diplomatico, il rifiuto di Praga apre uno scontro con la Commissione Europea, che può avviare procedure d’infrazione e trattenere i fondi strutturali. Nel breve termine, tuttavia, i funzionari UE dovrebbero attendere che altre capitali scettiche — tra cui Varsavia, Bratislava e Budapest — formino un fronte comune prima di decidere i prossimi passi.
Fonte: Reuters

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