
Viaggiare tra Repubblica Ceca e Austria continuerà a essere un’esperienza di controllo passaporti per almeno altri 18 mesi. In una conferenza stampa a Vienna il 12 dicembre, il Ministro dell’Interno Gerhard Karner ha illustrato il nuovo concetto di sicurezza “Tre Muri” che trasforma l’attuale deroga semestrale alle regole di libera circolazione di Schengen in una misura semi-permanente. Secondo il piano, il ‘Muro Uno’ rafforza i confini esterni dell’UE nei Balcani occidentali, il ‘Muro Due’ amplia le pattuglie congiunte all’interno dell’Ungheria, mentre il neo-annunciato ‘Muro Tre’ consolida unità mobili di polizia, droni e sistemi ANPR sul suolo austriaco per monitorare ogni attraversamento stradale e ferroviario con la Repubblica Ceca.
Per i viaggiatori l’impatto immediato è chiaro: tutti, compresi i cittadini UE, devono continuare a passare attraverso i punti di controllo designati dove vengono ispezionati documenti d’identità e talvolta i documenti dei veicoli. Gli autotrasportatori segnalano già code mattutine di 30-45 minuti a Kleinhaugsdorf/Hatě e Mikulov/Drasenhofen, con un aumento di 40-70 euro sui costi di consegna andata e ritorno Praga–Vienna. Anche gli autobus aziendali e l’operatore ferroviario ÖBB confermano che continueranno i controlli a bordo.
I fornitori cechi di logistica e automotive temono che i controlli prolungati compromettano le catene just-in-time che costituiscono un corridoio commerciale bilaterale da 13 miliardi di euro. Il Ministero dell’Interno di Praga ha annunciato che solleverà la questione al prossimo Consiglio UE Giustizia e Affari Interni, sostenendo che gli episodi di traffico di migranti al confine sono ormai “quasi azzerati” e che la maggior parte dei ritardi è causata da carenze di personale, non da motivi di sicurezza.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, l’estensione implica che i travel manager dovranno prevedere margini di sicurezza negli itinerari e assicurarsi che i dipendenti in trasferta portino passaporti o carte d’identità nazionali anche per viaggi nominalmente ‘interni’ a Schengen. I team HR che si occupano di trasferimenti tra Vienna e Brno dovranno inoltre mettere in conto costi maggiori per i camion di trasloco e possibili straordinari dovuti alle code al confine. I fornitori di servizi visti segnalano un aumento delle richieste da parte di pendolari transfrontalieri che ora desiderano un secondo passaporto per evitare ritardi nella gestione dei documenti.
Sul lungo termine, i diplomatici avvertono che trasformare una deroga temporanea in una politica stabile rischia di normalizzare i controlli interni a Schengen in tutta l’UE. Se altri Stati membri seguiranno l’esempio austriaco, le aziende potrebbero trovarsi di fronte a un mosaico di controlli che comprometterebbe uno dei principali vantaggi competitivi europei: la mobilità fluida di persone e merci.
Per i viaggiatori l’impatto immediato è chiaro: tutti, compresi i cittadini UE, devono continuare a passare attraverso i punti di controllo designati dove vengono ispezionati documenti d’identità e talvolta i documenti dei veicoli. Gli autotrasportatori segnalano già code mattutine di 30-45 minuti a Kleinhaugsdorf/Hatě e Mikulov/Drasenhofen, con un aumento di 40-70 euro sui costi di consegna andata e ritorno Praga–Vienna. Anche gli autobus aziendali e l’operatore ferroviario ÖBB confermano che continueranno i controlli a bordo.
I fornitori cechi di logistica e automotive temono che i controlli prolungati compromettano le catene just-in-time che costituiscono un corridoio commerciale bilaterale da 13 miliardi di euro. Il Ministero dell’Interno di Praga ha annunciato che solleverà la questione al prossimo Consiglio UE Giustizia e Affari Interni, sostenendo che gli episodi di traffico di migranti al confine sono ormai “quasi azzerati” e che la maggior parte dei ritardi è causata da carenze di personale, non da motivi di sicurezza.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, l’estensione implica che i travel manager dovranno prevedere margini di sicurezza negli itinerari e assicurarsi che i dipendenti in trasferta portino passaporti o carte d’identità nazionali anche per viaggi nominalmente ‘interni’ a Schengen. I team HR che si occupano di trasferimenti tra Vienna e Brno dovranno inoltre mettere in conto costi maggiori per i camion di trasloco e possibili straordinari dovuti alle code al confine. I fornitori di servizi visti segnalano un aumento delle richieste da parte di pendolari transfrontalieri che ora desiderano un secondo passaporto per evitare ritardi nella gestione dei documenti.
Sul lungo termine, i diplomatici avvertono che trasformare una deroga temporanea in una politica stabile rischia di normalizzare i controlli interni a Schengen in tutta l’UE. Se altri Stati membri seguiranno l’esempio austriaco, le aziende potrebbero trovarsi di fronte a un mosaico di controlli che comprometterebbe uno dei principali vantaggi competitivi europei: la mobilità fluida di persone e merci.
Fonte: VisaHQ / Mezha