
La Guardia di Frontiera polacca ha chiuso l’anno rivelando che nel 2025 sono stati espulsi forzatamente dal paese 2.100 cittadini stranieri, quasi il doppio rispetto al 2024 e quasi quattro volte il totale del 2022. La notizia, pubblicata il 31 dicembre dall’agenzia indipendente Notes from Poland, evidenzia come il governo di centro-sinistra di Varsavia abbia abbandonato l’approccio laissez-faire della precedente amministrazione, adottando una linea molto più rigorosa nei confronti della migrazione irregolare.
I cittadini ucraini, il più numeroso gruppo di immigrati in Polonia, rappresentano oltre la metà di tutte le espulsioni (1.150 casi). I georgiani sono il secondo gruppo più numeroso, con 350 rimpatri, riflettendo le preoccupazioni ufficiali per un aumento della criminalità organizzata legata a bande georgiane registrato all’inizio dell’anno. Complessivamente, nel 2025 sono stati ordinati 9.300 allontanamenti dal paese; la maggior parte ha lasciato volontariamente dopo aver ricevuto l’ordine di espulsione, mentre chi non ha ottemperato è stato trattenuto in centri di detenzione e rimpatriato con voli o convogli accompagnati verso gli stati confinanti.
L’aumento delle espulsioni segue una serie di misure legislative e amministrative adottate da gennaio: il divieto legale di presentare richieste di asilo dopo l’ingresso illegale dalla Bielorussia; il ripristino dei controlli temporanei alle frontiere con Germania e Lituania; nuovi poteri per gli ispettori dell’immigrazione di effettuare ispezioni nei luoghi di lavoro senza preavviso; e un aumento delle tariffe per i permessi di lavoro dal 300 al 700 per cento, volto a scoraggiare quelle che le autorità definiscono “domande speculative”.
Per i team di mobilità internazionale il messaggio è chiaro: le irregolarità burocratiche che prima comportavano solo sanzioni pecuniarie ora rischiano molto più spesso l’espulsione e il divieto di rientro pluriennale. Le aziende devono verificare lo status di soggiorno di tutto il personale non UE, assicurarsi che i contratti rispettino le nuove soglie salariali minime per il 2026 e, cosa fondamentale, conservare i documenti originali in sede: gli ispettori ora hanno il potere di confiscare passaporti e dispositivi digitali per accertare identità e intenzioni.
Le associazioni per i diritti umani hanno criticato la politica, segnalando casi di residenti di lungo periodo espulsi per infrazioni amministrative minori, ma i sondaggi mostrano un forte sostegno interno: il 61% degli elettori polacchi intervistati a novembre è favorevole a una “rapida espulsione” dei migranti che superano la durata del visto o commettono reati. Con le elezioni generali previste per la fine del 2026, gli analisti prevedono che il governo manterrà, se non intensificherà, la sua linea dura nel prossimo anno.
I cittadini ucraini, il più numeroso gruppo di immigrati in Polonia, rappresentano oltre la metà di tutte le espulsioni (1.150 casi). I georgiani sono il secondo gruppo più numeroso, con 350 rimpatri, riflettendo le preoccupazioni ufficiali per un aumento della criminalità organizzata legata a bande georgiane registrato all’inizio dell’anno. Complessivamente, nel 2025 sono stati ordinati 9.300 allontanamenti dal paese; la maggior parte ha lasciato volontariamente dopo aver ricevuto l’ordine di espulsione, mentre chi non ha ottemperato è stato trattenuto in centri di detenzione e rimpatriato con voli o convogli accompagnati verso gli stati confinanti.
L’aumento delle espulsioni segue una serie di misure legislative e amministrative adottate da gennaio: il divieto legale di presentare richieste di asilo dopo l’ingresso illegale dalla Bielorussia; il ripristino dei controlli temporanei alle frontiere con Germania e Lituania; nuovi poteri per gli ispettori dell’immigrazione di effettuare ispezioni nei luoghi di lavoro senza preavviso; e un aumento delle tariffe per i permessi di lavoro dal 300 al 700 per cento, volto a scoraggiare quelle che le autorità definiscono “domande speculative”.
Per i team di mobilità internazionale il messaggio è chiaro: le irregolarità burocratiche che prima comportavano solo sanzioni pecuniarie ora rischiano molto più spesso l’espulsione e il divieto di rientro pluriennale. Le aziende devono verificare lo status di soggiorno di tutto il personale non UE, assicurarsi che i contratti rispettino le nuove soglie salariali minime per il 2026 e, cosa fondamentale, conservare i documenti originali in sede: gli ispettori ora hanno il potere di confiscare passaporti e dispositivi digitali per accertare identità e intenzioni.
Le associazioni per i diritti umani hanno criticato la politica, segnalando casi di residenti di lungo periodo espulsi per infrazioni amministrative minori, ma i sondaggi mostrano un forte sostegno interno: il 61% degli elettori polacchi intervistati a novembre è favorevole a una “rapida espulsione” dei migranti che superano la durata del visto o commettono reati. Con le elezioni generali previste per la fine del 2026, gli analisti prevedono che il governo manterrà, se non intensificherà, la sua linea dura nel prossimo anno.
Fonte: Notes from Poland
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