
Un'analisi pubblicata dall'Economic Times il 19 gennaio 2026 conferma che i titolari di passaporto indiano in possesso di un visto giapponese valido con adesivo possono entrare nelle Filippine, Singapore, Taiwan, Georgia, Montenegro, Messico e Emirati Arabi Uniti usufruendo di regimi senza visto, visto all’arrivo o e-autorizzazioni semplificate. (m.economictimes.com)
Per le aziende, questa leva multi-paese è preziosa: un singolo visto d’affari giapponese, spesso ottenuto per visite a fornitori nei settori automotive ed elettronica, si trasforma ora in un vero e proprio potenziatore di mobilità tra Sud-est asiatico, Europa e Golfo. I periodi di soggiorno consentiti variano da 14 giorni (come per la Visa-Free Transit Facility di Singapore) fino a 180 giorni (Messico).
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero aggiornare le policy interne per permettere ai dipendenti di sfruttare queste concessioni reciproche, risparmiando tempo nelle procedure e costi per visti di terze parti. Quando possibile, i team che pianificano trasferte in Giappone possono aggiungere incontri con clienti a Singapore o Manila senza ulteriore burocrazia.
L’idoneità dipende però da requisiti come la validità minima del passaporto (di solito sei mesi), biglietti di proseguimento confermati e, in alcuni casi, la prova di un precedente ingresso in Giappone. Le aziende devono quindi mantenere archivi di viaggio dettagliati per soddisfare le richieste degli agenti di immigrazione nelle destinazioni secondarie.
Questa evoluzione rafforza inoltre l’argomento per spingere i negoziatori indiani a ottenere accordi simili di “visto piggyback” con altri Paesi del G7, ampliando così i benefici indiretti di mobilità per i professionisti in uscita.
Per le aziende, questa leva multi-paese è preziosa: un singolo visto d’affari giapponese, spesso ottenuto per visite a fornitori nei settori automotive ed elettronica, si trasforma ora in un vero e proprio potenziatore di mobilità tra Sud-est asiatico, Europa e Golfo. I periodi di soggiorno consentiti variano da 14 giorni (come per la Visa-Free Transit Facility di Singapore) fino a 180 giorni (Messico).
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero aggiornare le policy interne per permettere ai dipendenti di sfruttare queste concessioni reciproche, risparmiando tempo nelle procedure e costi per visti di terze parti. Quando possibile, i team che pianificano trasferte in Giappone possono aggiungere incontri con clienti a Singapore o Manila senza ulteriore burocrazia.
L’idoneità dipende però da requisiti come la validità minima del passaporto (di solito sei mesi), biglietti di proseguimento confermati e, in alcuni casi, la prova di un precedente ingresso in Giappone. Le aziende devono quindi mantenere archivi di viaggio dettagliati per soddisfare le richieste degli agenti di immigrazione nelle destinazioni secondarie.
Questa evoluzione rafforza inoltre l’argomento per spingere i negoziatori indiani a ottenere accordi simili di “visto piggyback” con altri Paesi del G7, ampliando così i benefici indiretti di mobilità per i professionisti in uscita.
Fonte: The Economic Times
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