
I cittadini bangladesi che richiedono visti turistici B-1/B-2 presso il Consolato USA di Dubai dovranno, a partire dal 21 gennaio, versare una cauzione discrezionale compresa tra 5.000 e 15.000 dollari USA, come riportato da Gulf News il 19 gennaio (gulfnews.com). Questa misura estende il “programma pilota cauzioni per visti” avviato da Washington nel 2020, volto a scoraggiare i soggiorni oltre il termine previsto da paesi con alti tassi di violazione.
Gli ufficiali consolari decideranno caso per caso se un richiedente, ritenuto altrimenti idoneo, debba versare la cauzione. Il pagamento avviene tramite un servizio di deposito a garanzia approvato dal Tesoro USA ed è rimborsabile al momento della partenza puntuale dal territorio statunitense. Il mancato rispetto della scadenza o la mancata prova di partenza comportano la perdita della cauzione.
Per i professionisti bangladesi residenti negli Emirati Arabi Uniti, questa novità aumenta significativamente i costi dei brevi viaggi di lavoro; le aziende potrebbero dover anticipare una cauzione pari a circa 55.000 AED. I team responsabili delle politiche di viaggio dovrebbero definire procedure chiare per il rimborso e includere questa spesa nei cicli di budgeting, considerando che i rimborsi richiedono generalmente 60-90 giorni dal ritorno del viaggiatore.
Gli avvocati specializzati in immigrazione avvertono che le designazioni ad alto rischio potrebbero estendersi; nel 2025 sono stati aggiunti alla lista cauzioni anche i residenti di Sri Lanka, Nigeria e Uganda nel Golfo. I dipartimenti HR sono invitati a monitorare le future comunicazioni del Federal Register e a raccogliere prove solide dei legami con gli EAU, come contratti di locazione e lettere di nulla osta aziendali, per aiutare il personale a evitare l’imposizione della cauzione.
L’Ambasciata USA a Dhaka ha sottolineato sui social media che i richiedenti non devono versare cauzioni prima del colloquio per il visto e che i servizi di corriere o agenti che promettono “esenzioni dalla cauzione” sono truffaldini.
Gli ufficiali consolari decideranno caso per caso se un richiedente, ritenuto altrimenti idoneo, debba versare la cauzione. Il pagamento avviene tramite un servizio di deposito a garanzia approvato dal Tesoro USA ed è rimborsabile al momento della partenza puntuale dal territorio statunitense. Il mancato rispetto della scadenza o la mancata prova di partenza comportano la perdita della cauzione.
Per i professionisti bangladesi residenti negli Emirati Arabi Uniti, questa novità aumenta significativamente i costi dei brevi viaggi di lavoro; le aziende potrebbero dover anticipare una cauzione pari a circa 55.000 AED. I team responsabili delle politiche di viaggio dovrebbero definire procedure chiare per il rimborso e includere questa spesa nei cicli di budgeting, considerando che i rimborsi richiedono generalmente 60-90 giorni dal ritorno del viaggiatore.
Gli avvocati specializzati in immigrazione avvertono che le designazioni ad alto rischio potrebbero estendersi; nel 2025 sono stati aggiunti alla lista cauzioni anche i residenti di Sri Lanka, Nigeria e Uganda nel Golfo. I dipartimenti HR sono invitati a monitorare le future comunicazioni del Federal Register e a raccogliere prove solide dei legami con gli EAU, come contratti di locazione e lettere di nulla osta aziendali, per aiutare il personale a evitare l’imposizione della cauzione.
L’Ambasciata USA a Dhaka ha sottolineato sui social media che i richiedenti non devono versare cauzioni prima del colloquio per il visto e che i servizi di corriere o agenti che promettono “esenzioni dalla cauzione” sono truffaldini.
Fonte: Gulf News
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