
Solo due settimane dopo un rimpatrio forzato storico in Siria, l’Austria ha ribadito la sua linea dura espellendo un altro condannato afghano nelle prime ore di domenica 25 gennaio. Il Ministero dell’Interno ha confermato l’operazione in una nota stampa pubblicata alle 09:19 CET. Il tabloid Heute ha ottenuto ulteriori dettagli, riportando che l’uomo aveva sei condanne in patria. Il trasferimento è avvenuto via Istanbul fino a Kabul, coordinato con le autorità turche e afghane secondo le direttive Frontex dell’UE.
Sebbene il caso sia isolato, ha un valore simbolico importante: l’Austria aveva sospeso le espulsioni verso l’Afghanistan dopo la presa di potere dei Talebani nel 2021, ma ha ripreso i rimpatri “caso per caso” di criminali alla fine del 2025. Il Ministro dell’Interno Gerhard Karner ha definito l’espulsione di domenica come la prova che i rimpatri verso Siria e Afghanistan stanno passando “da eccezioni a prassi abituale”.
Per i team di mobilità internazionale il messaggio è chiaro. Qualsiasi lavoratore extracomunitario che perda il diritto di soggiorno a seguito di una condanna penale ora rischia concretamente il rimpatrio forzato, anche verso giurisdizioni considerate insicure da molti partner UE. I datori di lavoro dovrebbero rivedere le politiche disciplinari, garantire una formazione rigorosa sulla conformità legale e avvisare il personale che procedimenti penali potrebbero compromettere non solo il soggiorno in Austria, ma anche la mobilità nell’intera UE.
Sul piano operativo, l’attenzione della BFA su profili ad alto rischio potrebbe rallentare la gestione ordinaria dei casi. I fornitori di servizi per il trasferimento segnalano che i controlli sui richiedenti afghani e siriani per permessi Red-White-Red o Blue Card sono ora gestiti da unità speciali per il rischio, aggiungendo fino a dieci giorni lavorativi ai tempi di elaborazione standard.
Guardando al futuro, Karner ha annunciato obiettivi mensili per i rimpatri “per motivi di ordine pubblico” nel 2026. Le aziende con talenti coinvolti dovrebbero monitorare le statistiche ministeriali e mantenere canali di comunicazione aperti con i dipendenti il cui titolo di soggiorno dipende da un curriculum penale pulito.
Sebbene il caso sia isolato, ha un valore simbolico importante: l’Austria aveva sospeso le espulsioni verso l’Afghanistan dopo la presa di potere dei Talebani nel 2021, ma ha ripreso i rimpatri “caso per caso” di criminali alla fine del 2025. Il Ministro dell’Interno Gerhard Karner ha definito l’espulsione di domenica come la prova che i rimpatri verso Siria e Afghanistan stanno passando “da eccezioni a prassi abituale”.
Per i team di mobilità internazionale il messaggio è chiaro. Qualsiasi lavoratore extracomunitario che perda il diritto di soggiorno a seguito di una condanna penale ora rischia concretamente il rimpatrio forzato, anche verso giurisdizioni considerate insicure da molti partner UE. I datori di lavoro dovrebbero rivedere le politiche disciplinari, garantire una formazione rigorosa sulla conformità legale e avvisare il personale che procedimenti penali potrebbero compromettere non solo il soggiorno in Austria, ma anche la mobilità nell’intera UE.
Sul piano operativo, l’attenzione della BFA su profili ad alto rischio potrebbe rallentare la gestione ordinaria dei casi. I fornitori di servizi per il trasferimento segnalano che i controlli sui richiedenti afghani e siriani per permessi Red-White-Red o Blue Card sono ora gestiti da unità speciali per il rischio, aggiungendo fino a dieci giorni lavorativi ai tempi di elaborazione standard.
Guardando al futuro, Karner ha annunciato obiettivi mensili per i rimpatri “per motivi di ordine pubblico” nel 2026. Le aziende con talenti coinvolti dovrebbero monitorare le statistiche ministeriali e mantenere canali di comunicazione aperti con i dipendenti il cui titolo di soggiorno dipende da un curriculum penale pulito.
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