
Le autorità tedesche hanno inserito migliaia di nomi di ex detenuti ucraini nel Sistema d’Informazione di Schengen (SIS), causando rifiuti generalizzati all’ingresso alle frontiere dell’UE, ha rivelato ieri Die Welt. Un caso di rilievo è quello di Yuliia Hetman, fuggita da Mariupol occupata dai russi, ma respinta al confine polacco nonostante abbia familiari in Germania. Un allarme SIS tedesco, basato su una lista ucraina di 3.738 ex prigionieri consegnata a Europol, blocca automaticamente lei e chiunque altro nella lista dall’entrare in qualsiasi Stato Schengen.
I critici sostengono che questa misura criminalizzi le vittime di guerra e violi le regole di proporzionalità dell’UE. Poiché gli allarmi SIS non rivelano le prove sottostanti, le persone coinvolte faticano a contestare il divieto o anche solo a conoscerne il motivo. Deputati tedeschi dei Verdi e del FDP chiedono criteri trasparenti e valutazioni individuali del rischio, invece di liste nere generiche. Le associazioni per i diritti umani avvertono che questa politica potrebbe compromettere gli sforzi della Germania per attrarre talenti tecnologici ucraini con la nuova legge sull’immigrazione qualificata.
Per i team di mobilità aziendale, il problema rappresenta una trappola nascosta di compliance: candidati con condanne minori prebelliche potrebbero improvvisamente essere esclusi dall’assunzione in Germania, compromettendo i tempi dei progetti. Gli esperti di immigrazione consigliano di effettuare controlli SIS preventivi e di predisporre piani di emergenza per il personale, soprattutto per ruoli provenienti dall’Ucraina.
Il Ministero dell’Interno afferma di “stare rivedendo il database in collaborazione con i partner UE” ma non fornisce tempistiche per una correzione. Nel frattempo, i responsabili della mobilità devono considerare gli allarmi SIS come definitivi al confine e prepararsi a deviazioni dell’ultimo minuto o a soluzioni di lavoro a distanza.
I critici sostengono che questa misura criminalizzi le vittime di guerra e violi le regole di proporzionalità dell’UE. Poiché gli allarmi SIS non rivelano le prove sottostanti, le persone coinvolte faticano a contestare il divieto o anche solo a conoscerne il motivo. Deputati tedeschi dei Verdi e del FDP chiedono criteri trasparenti e valutazioni individuali del rischio, invece di liste nere generiche. Le associazioni per i diritti umani avvertono che questa politica potrebbe compromettere gli sforzi della Germania per attrarre talenti tecnologici ucraini con la nuova legge sull’immigrazione qualificata.
Per i team di mobilità aziendale, il problema rappresenta una trappola nascosta di compliance: candidati con condanne minori prebelliche potrebbero improvvisamente essere esclusi dall’assunzione in Germania, compromettendo i tempi dei progetti. Gli esperti di immigrazione consigliano di effettuare controlli SIS preventivi e di predisporre piani di emergenza per il personale, soprattutto per ruoli provenienti dall’Ucraina.
Il Ministero dell’Interno afferma di “stare rivedendo il database in collaborazione con i partner UE” ma non fornisce tempistiche per una correzione. Nel frattempo, i responsabili della mobilità devono considerare gli allarmi SIS come definitivi al confine e prepararsi a deviazioni dell’ultimo minuto o a soluzioni di lavoro a distanza.
Fonte: Die Welt
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