
La Polizia Federale Australiana (AFP) ha ribadito la sua politica di tolleranza zero verso il mancato rispetto delle condizioni di visto, arrestando a Melbourne il 2 febbraio 2026 un residente permanente di 32 anni, nato in Somalia.
Secondo una dichiarazione dell’AFP, l’uomo ha ripetutamente violato il coprifuoco tra il 15 e il 21 gennaio, lasciando l’indirizzo registrato e ha fatto sì che il suo dispositivo di monitoraggio alla caviglia si guastasse in sette occasioni. È accusato di tre violazioni delle regole sul coprifuoco (art. 76C Migration Act 1958) e di sette violazioni relative al mancato mantenimento del dispositivo elettronico di monitoraggio (art. 76D). Ogni reato prevede una pena massima di cinque anni di reclusione e/o una multa fino a 99.000 dollari australiani.
Il caso rientra in una più ampia operazione di controllo avviata dopo la sentenza della Corte Suprema dello scorso anno, che ha limitato il potere del governo di trattenere indefinitamente cittadini non autorizzati. Da dicembre, oltre 60 non cittadini rilasciati dalla detenzione per immigrazione sono stati dotati di braccialetti elettronici e sottoposti a coprifuoco; le violazioni comportano l’immediata imputazione penale anziché sanzioni amministrative.
Per i datori di lavoro multinazionali il messaggio è chiaro: i lavoratori sponsorizzati e i loro responsabili devono conoscere e documentare tutte le obbligazioni legate al visto, in particolare eventuali nuovi requisiti di monitoraggio o segnalazione derivanti da sentenze giudiziarie. La mancata osservanza può causare interruzioni improvvise del lavoro, danni reputazionali e divieti di sponsorizzazione.
I consulenti per l’immigrazione raccomandano di aggiornare le checklist di onboarding, verificare i lavoratori soggetti a condizioni speciali e garantire procedure di contatto fuori orario per poter gestire rapidamente eventuali segnalazioni di violazioni del coprifuoco.
L’imputato comparirà oggi presso il Tribunale di Melbourne. L’AFP prevede ulteriori arresti mentre esamina i dati sul coprifuoco e sul monitoraggio forniti dal Dipartimento degli Affari Interni.
Secondo una dichiarazione dell’AFP, l’uomo ha ripetutamente violato il coprifuoco tra il 15 e il 21 gennaio, lasciando l’indirizzo registrato e ha fatto sì che il suo dispositivo di monitoraggio alla caviglia si guastasse in sette occasioni. È accusato di tre violazioni delle regole sul coprifuoco (art. 76C Migration Act 1958) e di sette violazioni relative al mancato mantenimento del dispositivo elettronico di monitoraggio (art. 76D). Ogni reato prevede una pena massima di cinque anni di reclusione e/o una multa fino a 99.000 dollari australiani.
Il caso rientra in una più ampia operazione di controllo avviata dopo la sentenza della Corte Suprema dello scorso anno, che ha limitato il potere del governo di trattenere indefinitamente cittadini non autorizzati. Da dicembre, oltre 60 non cittadini rilasciati dalla detenzione per immigrazione sono stati dotati di braccialetti elettronici e sottoposti a coprifuoco; le violazioni comportano l’immediata imputazione penale anziché sanzioni amministrative.
Per i datori di lavoro multinazionali il messaggio è chiaro: i lavoratori sponsorizzati e i loro responsabili devono conoscere e documentare tutte le obbligazioni legate al visto, in particolare eventuali nuovi requisiti di monitoraggio o segnalazione derivanti da sentenze giudiziarie. La mancata osservanza può causare interruzioni improvvise del lavoro, danni reputazionali e divieti di sponsorizzazione.
I consulenti per l’immigrazione raccomandano di aggiornare le checklist di onboarding, verificare i lavoratori soggetti a condizioni speciali e garantire procedure di contatto fuori orario per poter gestire rapidamente eventuali segnalazioni di violazioni del coprifuoco.
L’imputato comparirà oggi presso il Tribunale di Melbourne. L’AFP prevede ulteriori arresti mentre esamina i dati sul coprifuoco e sul monitoraggio forniti dal Dipartimento degli Affari Interni.