
Il columnist Asbel Bohigues sostiene su El Obrero che la prossima regolarizzazione di circa mezzo milione di migranti irregolari in Spagna segue un percorso consolidato, piuttosto che rappresentare una rottura radicale rispetto alle norme europee. Dal 1980, la Spagna ha attuato almeno sei regolarizzazioni di massa, la più grande nel 2005 con 578.000 persone che hanno ottenuto i documenti.
L’autore sottolinea i fattori economici — l’invecchiamento demografico e le persistenti carenze di manodopera in agricoltura, lavoro domestico e edilizia — come motivazioni chiave. Bohigues afferma che le amnistie passate hanno incrementato le entrate della sicurezza sociale senza generare effetti attrattivi significativi, a patto che siano stati mantenuti gli investimenti nel controllo delle frontiere. Citando Italia, Portogallo e Grecia, l’articolo evidenzia come le regolarizzazioni episodiche siano comuni nel Sud Europa.
I critici, soprattutto a destra in Spagna, definiscono il decreto del 2026 “estremo” e temono spostamenti secondari verso Francia o Germania. L’articolo risponde che le regole di Dublino dell’UE obbligano già gli Stati di destinazione a rimandare i migranti regolarizzati al paese di emissione, limitando così le migrazioni successive.
Per i professionisti della mobilità globale, il commento offre un contesto storico utile a rassicurare i dirigenti preoccupati per rischi reputazionali o inversioni normative improvvise. Suggerisce inoltre che la Spagna probabilmente combinerà l’amnistia con un’applicazione più rigorosa contro i nuovi ingressi irregolari, mantenendo un equilibrio complessivo nella politica migratoria.
L’analisi conclude che, pur restando sfide da affrontare — soprattutto in termini di capacità amministrativa e prevenzione delle frodi — la regolarizzazione si inserisce in una strategia europea riconosciuta di normalizzazione periodica dello status per rispondere a obiettivi di lavoro e integrazione.
L’autore sottolinea i fattori economici — l’invecchiamento demografico e le persistenti carenze di manodopera in agricoltura, lavoro domestico e edilizia — come motivazioni chiave. Bohigues afferma che le amnistie passate hanno incrementato le entrate della sicurezza sociale senza generare effetti attrattivi significativi, a patto che siano stati mantenuti gli investimenti nel controllo delle frontiere. Citando Italia, Portogallo e Grecia, l’articolo evidenzia come le regolarizzazioni episodiche siano comuni nel Sud Europa.
I critici, soprattutto a destra in Spagna, definiscono il decreto del 2026 “estremo” e temono spostamenti secondari verso Francia o Germania. L’articolo risponde che le regole di Dublino dell’UE obbligano già gli Stati di destinazione a rimandare i migranti regolarizzati al paese di emissione, limitando così le migrazioni successive.
Per i professionisti della mobilità globale, il commento offre un contesto storico utile a rassicurare i dirigenti preoccupati per rischi reputazionali o inversioni normative improvvise. Suggerisce inoltre che la Spagna probabilmente combinerà l’amnistia con un’applicazione più rigorosa contro i nuovi ingressi irregolari, mantenendo un equilibrio complessivo nella politica migratoria.
L’analisi conclude che, pur restando sfide da affrontare — soprattutto in termini di capacità amministrativa e prevenzione delle frodi — la regolarizzazione si inserisce in una strategia europea riconosciuta di normalizzazione periodica dello status per rispondere a obiettivi di lavoro e integrazione.
Fonte: El Obrero