
In un’operazione coordinata all’alba del 13 febbraio, la Polizia Nazionale ha arrestato sei persone ad Algeciras, Madrid e Huelva, accusate di vendere buste paga false, contratti di locazione e certificati di vaccinazione contraffatti a migranti non idonei al nuovo schema di regolarizzazione spagnolo. L’indagine è partita da una segnalazione anonima alla linea anti-frode, che ha rivelato come un paralegale di Algeciras chiedesse fino a 1.500 euro per ogni pratica, fabbricando i documenti necessari per le domande di residenza.
Secondo la polizia, il modus operandi della rete era semplice ma redditizio: un intermediario reclutava i clienti, due ‘gestoras’ a Huelva preparavano la documentazione falsa e poi presentavano le pratiche agli Uffici Stranieri di Cadice e Siviglia. Sono state individuate almeno 20 domande fraudolente, con un guadagno illecito vicino ai 30.000 euro. Tra le prove sequestrate figurano certificati di residenza comunale in bianco, buste paga aziendali alterate e iscrizioni alla sicurezza sociale falsificate.
Gli indagati rischiano accuse di falsificazione di documenti e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, reati punibili con pene fino a otto anni di carcere. Gli investigatori stanno analizzando i dischi rigidi dei computer per identificare altri beneficiari; 15 migranti che hanno utilizzato il servizio sono già sotto indagine e potrebbero vedersi annullare le pratiche.
Per i responsabili HR e della mobilità, il caso rappresenta un monito a verificare attentamente i documenti di supporto, in particolare i contratti di lavoro e le prove di residenza, prima di sponsorizzare i lavoratori. Gli avvocati prevedono un aumento dei controlli di conformità, mentre gli Uffici Stranieri intensificano la lotta contro le pratiche false in vista della finestra di presentazione delle domande di aprile.
L’operazione conferma la linea dura del governo contro le frodi legate alla regolarizzazione di massa, un processo che, se gestito male, potrebbe minare la fiducia pubblica e dell’UE nel sistema di immigrazione spagnolo.
Secondo la polizia, il modus operandi della rete era semplice ma redditizio: un intermediario reclutava i clienti, due ‘gestoras’ a Huelva preparavano la documentazione falsa e poi presentavano le pratiche agli Uffici Stranieri di Cadice e Siviglia. Sono state individuate almeno 20 domande fraudolente, con un guadagno illecito vicino ai 30.000 euro. Tra le prove sequestrate figurano certificati di residenza comunale in bianco, buste paga aziendali alterate e iscrizioni alla sicurezza sociale falsificate.
Gli indagati rischiano accuse di falsificazione di documenti e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, reati punibili con pene fino a otto anni di carcere. Gli investigatori stanno analizzando i dischi rigidi dei computer per identificare altri beneficiari; 15 migranti che hanno utilizzato il servizio sono già sotto indagine e potrebbero vedersi annullare le pratiche.
Per i responsabili HR e della mobilità, il caso rappresenta un monito a verificare attentamente i documenti di supporto, in particolare i contratti di lavoro e le prove di residenza, prima di sponsorizzare i lavoratori. Gli avvocati prevedono un aumento dei controlli di conformità, mentre gli Uffici Stranieri intensificano la lotta contro le pratiche false in vista della finestra di presentazione delle domande di aprile.
L’operazione conferma la linea dura del governo contro le frodi legate alla regolarizzazione di massa, un processo che, se gestito male, potrebbe minare la fiducia pubblica e dell’UE nel sistema di immigrazione spagnolo.
Fonte: Cadena SER