
Il Ministero degli Affari Interni della Malesia ha emesso il 13 febbraio una precisazione che inasprisce le regole relative all’accordo di esenzione dal visto con la Cina. I cittadini cinesi possono ancora entrare in Malesia senza visto per un massimo di 30 giorni per visita, ma la permanenza totale non deve superare i 90 giorni in un periodo mobile di 180 giorni. Gli agenti dell’immigrazione applicheranno questo limite grazie a un sistema avanzato di analisi della scansione dei passaporti in tutti i punti di ingresso internazionali.
La misura risponde alle preoccupazioni che alcuni visitatori a lungo soggiorno stessero sfruttando ingressi consecutivi di 30 giorni per lavorare in modo informale o gestire attività online senza i permessi necessari. Le compagnie aeree sono state informate che i vettori che trasportano passeggeri a rischio di superamento del soggiorno potrebbero incorrere in sanzioni amministrative.
Per i turisti l’impatto è minimo, ma per i nomadi digitali cinesi, gli acquirenti immobiliari e il personale di progetto in rotazione nei corridoi industriali malesi, la precisazione richiede una pianificazione più rigorosa delle rotazioni o il passaggio a permessi a lungo termine. Le aziende che inviano tecnici per incarichi di più mesi devono ora ottenere in anticipo i Permessi di Lavoro o di Visita Professionale, invece di affidarsi a ingressi consecutivi senza visto.
Gli esperti legali sottolineano che la violazione della regola del soggiorno cumulativo può comportare un divieto di rientro di cinque anni. Ai viaggiatori che si avvicinano alla soglia dei 90 giorni si consiglia di uscire dalla Malesia per almeno 90 giorni prima di un nuovo ingresso senza visto, per azzerare il conteggio.
La precisazione riflette limiti simili sul soggiorno cumulativo adottati da Thailandia e Indonesia, segnalando una tendenza regionale a bilanciare la ripresa del turismo con la tutela del mercato del lavoro.
La misura risponde alle preoccupazioni che alcuni visitatori a lungo soggiorno stessero sfruttando ingressi consecutivi di 30 giorni per lavorare in modo informale o gestire attività online senza i permessi necessari. Le compagnie aeree sono state informate che i vettori che trasportano passeggeri a rischio di superamento del soggiorno potrebbero incorrere in sanzioni amministrative.
Per i turisti l’impatto è minimo, ma per i nomadi digitali cinesi, gli acquirenti immobiliari e il personale di progetto in rotazione nei corridoi industriali malesi, la precisazione richiede una pianificazione più rigorosa delle rotazioni o il passaggio a permessi a lungo termine. Le aziende che inviano tecnici per incarichi di più mesi devono ora ottenere in anticipo i Permessi di Lavoro o di Visita Professionale, invece di affidarsi a ingressi consecutivi senza visto.
Gli esperti legali sottolineano che la violazione della regola del soggiorno cumulativo può comportare un divieto di rientro di cinque anni. Ai viaggiatori che si avvicinano alla soglia dei 90 giorni si consiglia di uscire dalla Malesia per almeno 90 giorni prima di un nuovo ingresso senza visto, per azzerare il conteggio.
La precisazione riflette limiti simili sul soggiorno cumulativo adottati da Thailandia e Indonesia, segnalando una tendenza regionale a bilanciare la ripresa del turismo con la tutela del mercato del lavoro.
Fonte: iVisa News
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