
La cosiddetta politica di espulsione “501” dell’Australia ha registrato un altro caso di rilievo il 21 febbraio 2026, quando il Tribunale Amministrativo d’Appello ha confermato l’annullamento del visto di un cittadino neozelandese per motivi di carattere. L’uomo, 32 anni, residente in Australia da quando ne aveva 15 e padre di figli nati nel Paese, è stato trasferito dal carcere al centro di detenzione per immigrati e sarà espulso dopo aver scontato una pena di 13 mesi per molteplici furti nei negozi. In precedenza, nel 2019, aveva ottenuto l’annullamento di una cancellazione del visto, ma il tribunale ha ritenuto che la sua continua condotta violenta e i reati contro la proprietà rappresentassero un “rischio inaccettabile” per la comunità. L’articolo 501 della Migration Act obbliga il ministro a revocare il visto se un non cittadino non supera il test di carattere, definito anche da una pena detentiva cumulativa di 12 mesi o più. L’approccio rigido di Canberra ha messo sotto pressione i rapporti trans-Tasman: oltre 2.200 neozelandesi sono stati espulsi dal 2014, molti dei quali con legami deboli con il loro Paese d’origine. Wellington ha più volte chiesto maggiore discrezionalità nei casi di residenti australiani di lungo termine, ma il Ministero degli Interni ribadisce che la sicurezza della comunità è prioritaria. Per i datori di lavoro, questa decisione è un ulteriore monito a monitorare costantemente i controlli di polizia per i lavoratori stranieri, i cui visti potrebbero essere revocati durante l’incarico. I dipendenti sponsorizzati che trascorrono 12 mesi o più in custodia attivano automaticamente una revisione ai sensi della sezione 501, rischiando di lasciare le aziende senza personale chiave con breve preavviso.
Fonte: RNZ News
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