
Un reportage del quotidiano in lingua italiana *laRegione* del 22 febbraio rivela che l’aiuto finanziario svizzero all’Ucraina devastata dalla guerra ha superato i 6 miliardi di franchi svizzeri dall’invasione russa del 2022, con 1,71 miliardi erogati solo nel 2025. La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) ha gestito l’85% della spesa dello scorso anno, ospitando e integrando oltre 60.000 ucraini sfollati sotto il regime speciale di protezione “S-status” della Svizzera. Il Consiglio federale ha stanziato ulteriori 5 miliardi di franchi per il periodo 2025-2036, concentrandosi sulla ripresa economica, il ripristino dei servizi pubblici e la protezione civile. Al disinnesco umanitario delle mine sono destinati 100 milioni di franchi, a sottolineare l’expertise svizzera nel settore e l’impegno umanitario come leva di soft power. Per i team di mobilità globale, i dati confermano che la Svizzera resterà una meta privilegiata in Europa per professionisti ucraini e le loro famiglie. Lo S-status garantisce accesso immediato al mercato del lavoro, registrazione semplificata della residenza e diritto di circolazione intra-Schengen, vantaggi sfruttati dalle multinazionali per assumere specialisti IT e ingegneri evacuati dall’Ucraina. La SEM prevede una stabilizzazione dei numeri di protezione nel 2026, mantenendo però procedure accelerate per le notifiche di lavoro, offrendo ai datori di lavoro una flessibilità rara rispetto alle normali quote per cittadini di paesi terzi. Il pacchetto di aiuti include anche 32 milioni di franchi per apparecchiature energetiche d’emergenza, approvati l’11 febbraio dopo gli attacchi russi alle infrastrutture elettriche. Gli esperti di logistica evidenziano che generatori e unità modulari a gas finanziati dalla Svizzera transitano attraverso corridoi polacchi e slovacchi, grazie alle esenzioni umanitarie concesse ai spedizionieri svizzeri, un ulteriore esempio dell’intersezione tra politica e mobilità. Guardando al futuro, il Consiglio federale prevede una revisione del regime S-status a metà 2028. Se le condizioni di sicurezza in Ucraina miglioreranno, potrebbe essere annunciata una strategia di ritorno graduale; in caso contrario, Berna potrebbe estendere i finanziamenti per l’integrazione, con impatti sui bilanci cantonali e sul mercato immobiliare di Zurigo, Berna e Vaud, dove si concentra il maggior numero di rifugiati.
Fonte: laRegione
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