
Il governo austriaco ha dato il via libera l'11 marzo all'apertura di negoziati con l'Uzbekistan per una partnership migratoria completa. Secondo quanto riportato da VIENNA.AT, l'accordo proposto riguarderebbe il rimpatrio dei cittadini uzbeki, nonché di cittadini di paesi terzi che transitano in Uzbekistan diretti in Austria e che successivamente risultano non idonei a ottenere asilo. Faciliterebbe inoltre voli charter di “transito diretto” per i rimpatriati i cui paesi d’origine non hanno collegamenti aerei diretti con Vienna.
Oltre alla cooperazione per i rimpatri, il patto mira ad ampliare i canali di mobilità legale. Il testo preliminare visionato dai diplomatici fa riferimento a programmi di scambio per lavoratori qualificati, studenti, ricercatori e le loro famiglie. Le aziende austriache nei settori dell’edilizia e dell’ingegneria da tempo reclutano competenze dall’Asia centrale, ma hanno incontrato difficoltà a causa dei ritardi nei visti; il governo ritiene che una quota bilaterale potrebbe accelerare il rilascio delle carte Rot-Weiß-Rot (Rosso-Bianco-Rosso) per le professioni richieste.
La ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha definito l’iniziativa una strategia a doppio binario: “conseguenze chiare per chi non ha diritto alla protezione, ma nuove opportunità per i talenti di cui abbiamo realmente bisogno.” Il ministro dell’Interno Gerhard Karner ha sottolineato che la vicinanza dell’Uzbekistan all’Afghanistan rende la cooperazione fondamentale per gestire i movimenti in transito dalle zone di conflitto.
Se concluso, l’accordo rispecchierebbe gli attuali accordi di rimpatrio dell’Austria con Marocco e Georgia e si allineerebbe con l’agenda UE 2024 sulle Talent Partnerships. I negoziatori sperano di firmare un memorandum d’intesa prima dell’estate, anche se gli osservatori avvertono che l’efficacia dipenderà dalla praticità della verifica documentale e del rilascio dei visti di transito a Tashkent.
Per i team di mobilità globale e risorse umane, i colloqui indicano potenziali procedure accelerate per specialisti uzbeki in settori come l’ingegneria ferroviaria, l’outsourcing IT e l’ospitalità. Al contrario, i responsabili dei casi di asilo dovranno attendersi tempi di rimpatrio più rapidi una volta entrato in vigore l’accordo, riducendo la finestra per i colloqui di ritorno volontario.
Oltre alla cooperazione per i rimpatri, il patto mira ad ampliare i canali di mobilità legale. Il testo preliminare visionato dai diplomatici fa riferimento a programmi di scambio per lavoratori qualificati, studenti, ricercatori e le loro famiglie. Le aziende austriache nei settori dell’edilizia e dell’ingegneria da tempo reclutano competenze dall’Asia centrale, ma hanno incontrato difficoltà a causa dei ritardi nei visti; il governo ritiene che una quota bilaterale potrebbe accelerare il rilascio delle carte Rot-Weiß-Rot (Rosso-Bianco-Rosso) per le professioni richieste.
La ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha definito l’iniziativa una strategia a doppio binario: “conseguenze chiare per chi non ha diritto alla protezione, ma nuove opportunità per i talenti di cui abbiamo realmente bisogno.” Il ministro dell’Interno Gerhard Karner ha sottolineato che la vicinanza dell’Uzbekistan all’Afghanistan rende la cooperazione fondamentale per gestire i movimenti in transito dalle zone di conflitto.
Se concluso, l’accordo rispecchierebbe gli attuali accordi di rimpatrio dell’Austria con Marocco e Georgia e si allineerebbe con l’agenda UE 2024 sulle Talent Partnerships. I negoziatori sperano di firmare un memorandum d’intesa prima dell’estate, anche se gli osservatori avvertono che l’efficacia dipenderà dalla praticità della verifica documentale e del rilascio dei visti di transito a Tashkent.
Per i team di mobilità globale e risorse umane, i colloqui indicano potenziali procedure accelerate per specialisti uzbeki in settori come l’ingegneria ferroviaria, l’outsourcing IT e l’ospitalità. Al contrario, i responsabili dei casi di asilo dovranno attendersi tempi di rimpatrio più rapidi una volta entrato in vigore l’accordo, riducendo la finestra per i colloqui di ritorno volontario.
Fonte: VIENNA.AT
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