
Dubai ha silenziosamente alzato il livello dei requisiti per il visto di lavoro remoto ("Virtual Working"). A partire dall’aggiornamento del sistema ICP del 27 gennaio—ma reso noto solo il 1° aprile nelle linee guida pubbliche—i candidati devono ora presentare estratti conto bancari relativi a sei mesi consecutivi, invece di tre. La soglia minima di reddito resta fissata a 3.500 dollari USA al mese, ma l’estensione del periodo di verifica cambia il profilo dei candidati idonei. Chi ha cambiato lavoro di recente, freelance alle prime armi o imprenditori con entrate irregolari potrebbero avere difficoltà a dimostrare sei mesi di depositi costanti. Gli esperti di immigrazione interpretano la modifica come un cambio di strategia: Dubai punta ora su professionisti indipendenti con reddito stabile e comprovato, non su aspiranti ancora in fase di crescita. Impatto pratico: i team HR che trasferiscono personale con contratti remote-first devono prevedere tempi più lunghi per la raccolta delle prove. Chi ha aperto nuovi conti bancari durante il trasferimento dovrebbe mantenerne almeno uno attivo per sei mesi per garantire continuità negli estratti conto. La pianificazione fiscale resta fondamentale; l’assenza di imposte sul reddito negli Emirati non esonera dagli obblighi fiscali nel paese d’origine, e l’aliquota del 9% sulle società può applicarsi ai profitti realizzati tramite entità locali. A livello globale, questa misura riflette un inasprimento generale dei programmi per nomadi digitali—dal regime NHR riformato in Portogallo alle maggiori prove di reddito richieste in Spagna—segnando la fine della fase “free rider” dei visti per nomadi.
Fonte: Digital Nomad Press