
Il Dipartimento Immigrazione della Malesia ha condotto una vasta operazione all’alba del 9 aprile nel quartiere della vita notturna di Jalan Imbi a Kuala Lumpur, arrestando 69 stranieri sospettati di lavorare come addetti alle relazioni con la clientela (GRO) con visti di breve durata. Secondo le autorità, la maggior parte degli arrestati proveniva da Thailandia, Vietnam e Cina e lavorava senza i permessi richiesti dalla legge sull’immigrazione malese. Il Vice Direttore Generale (Operazioni), Datuk Lokman Effendi Ramli, ha dichiarato ai giornalisti che l’operazione ha coinvolto 89 agenti dell’immigrazione, supportati da dogana, commercio interno e agenzie anticorruzione. Sono state controllate oltre 190 persone tra clienti e personale; alcuni sospetti hanno tentato la fuga attraversando i tetti, ma sono stati catturati. I fermati sono stati trasferiti al centro di detenzione di Semenyih in attesa di indagini e possibile espulsione. Il blitz fa parte di “Ops Gegar”, una campagna nazionale che da gennaio ha effettuato 106 controlli e arrestato 670 stranieri. Le autorità sottolineano che Cina, Thailandia e Vietnam rappresentano oltre 400 degli arresti, evidenziando un controllo più rigoroso nella regione sull’uso improprio dei visti turistici per lavoro. Lokman ha avvertito che anche i proprietari di locali malesi che impiegano stranieri senza autorizzazione rischiano procedimenti penali. Per le aziende cinesi che inviano personale in Malesia e per le imprese locali che assumono personale di front office di madrelingua mandarino, l’episodio è un monito: anche incarichi sporadici nel settore dell’intrattenimento richiedono un’autorizzazione lavorativa valida. Gli esperti di immigrazione consigliano alle aziende cinesi di rivedere le nuove regole del visto elettronico MTE (Multiple-Entry) introdotte lo scorso anno e di assicurarsi che i dipendenti ottengano pass professionali quando è previsto un compenso. I team di gestione dei rischi di viaggio devono inoltre considerare le operazioni sempre più pubbliche del governo malese, che possono danneggiare la reputazione del brand se i dipendenti risultano non conformi. Oltre agli arresti immediati, il rafforzamento dei controlli fa parte del più ampio ritorno alla regolamentazione del mercato del lavoro nel Sud-Est asiatico dopo due anni di controlli alle frontiere più flessibili dovuti alla pandemia. I cittadini cinesi rappresentano ora il secondo gruppo più numeroso di visitatori a lungo termine in Malesia; per questo i responsabili della mobilità devono effettuare rigorosi controlli documentali, briefing pre-partenza sulle attività consentite e monitorare attentamente le scadenze dei visti per evitare detenzioni e inserimenti nelle liste nere.
Fonte: Malay Mail
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