
Il Segretariato di Stato Svizzero per la Migrazione (SEM) ha confermato che 104 cittadini ucraini hanno ricevuto un rifiuto dello status speciale di protezione S da quando, il 1° novembre 2025, sono entrati in vigore nuovi criteri regionali. Secondo le nuove regole, hanno diritto automatico solo coloro il cui ultimo luogo di residenza era in territori occupati dalle forze russe o in zone di combattimento attive; i richiedenti provenienti da regioni occidentali relativamente più sicure sono ora considerati rimandabili. La portavoce del SEM, Magdalena Rast, ha dichiarato alla radiotelevisione pubblica SRF che in molti casi i richiedenti hanno ritirato la domanda dopo aver compreso le scarse probabilità di successo. Degli oltre 100 rifiuti formali, otto persone hanno poi ottenuto un’ammissione temporanea per motivi umanitari, poiché il rimpatrio è stato giudicato impossibile. Questo inasprimento arriva dopo pressioni parlamentari per limitare l’accoglienza in Svizzera, che ha visto l’arrivo di oltre 83.000 ucraini tra il 2022 e il 2025. Le autorità cantonali hanno lamentato la pressione sui budget per alloggi e integrazione, mentre il partito di destra UDC ha sostenuto che la protezione generalizzata favorisca un fenomeno di “shopping” tra rifugiati. Le ONG per i diritti umani avvertono che un trattamento differenziato basato sulla regione di origine rischia di violare la Direttiva UE sulla Protezione Temporanea, che la Svizzera recepisce tramite gli accordi di associazione Schengen. Temono inoltre che la responsabilità venga scaricata sui Paesi vicini, con i rifiutati che si spostano altrove. Per i datori di lavoro, la modifica complica la pianificazione del personale: molti titolari dello status S ucraino coprono carenze acute nei settori IT e sanitario; i futuri candidati provenienti da regioni più sicure potrebbero ora affrontare procedure d’asilo più lunghe o rifiuti, riducendo così il bacino di talenti disponibili.
Fonte: SWI swissinfo.ch