
La Camera dei Rappresentanti del Belgio ha votato il 27 aprile per consentire all'Ufficio Immigrazione di imporre divieti di ingresso a tempo indeterminato alle persone inserite nel database nazionale sul Terrorismo, Estremismo e Radicalizzazione (TER). Fino ad ora, i divieti erano limitati a pochi anni, con solo 42 ordini su circa 6.000 nel 2025 che superavano i 20 anni. Con la riforma promossa dal Ministro per l'Asilo e la Migrazione Anneleen Van Bossuyt, chiunque venga considerato un serio rischio per la sicurezza può vedersi negare il visto o il permesso di soggiorno e segnalato sia nel Sistema d'Informazione Schengen sia nel Database Nazionale Generale del Belgio. La misura vieta di fatto l’ingresso nell’intera area Schengen, non solo in Belgio, e autorizza le guardie di frontiera negli aeroporti come Bruxelles-Zaventem a negare l’imbarco molto prima che il sospetto metta piede sul suolo belga. I sostenitori affermano che questa modifica colma una lacuna cruciale nell’arsenale antiterrorismo europeo, citando il tentativo fallito di attacco con coltello alla stazione centrale di Anversa dello scorso anno, compiuto da un cittadino straniero precedentemente soggetto a un divieto a breve termine. I critici, tra cui i Verdi e il Partito dei Lavoratori Belga, sostengono che le esclusioni a vita ostacolano gli sforzi di riabilitazione e potrebbero essere impugnate davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per i programmi di mobilità aziendale l’impatto pratico riguarda solo una ristretta cerchia di viaggiatori ad alto rischio, ma il messaggio generale è chiaro: il Belgio sta irrigidendo la sua politica migratoria. Le aziende che assumono personale non appartenente all’UE, soprattutto da regioni colpite da conflitti, devono aspettarsi controlli più rigorosi e prevedere tempi più lunghi per l’ottenimento di permessi di lavoro o visti di tipo C.
Fonte: Brussels Signal