
Intervenendo al forum Bloomberg CityLab a Madrid il 28 aprile, il Primo Ministro Pedro Sánchez ha esortato i sindaci di tutta la Spagna a “farsi portavoce” della straordinaria regolarizzazione di circa 500.000 migranti irregolari. Il premier ha sottolineato che i comuni detengono le chiavi per trasformare una decisione politica presa a Madrid in una realtà quotidiana, poiché rilasciano i certificati di residenza (empadronamiento) fondamentali per la domanda. L’intervento di Sánchez rappresenta il tentativo più esplicito finora del governo di coinvolgere le amministrazioni locali, dopo le segnalazioni secondo cui alcuni comuni governati dai conservatori avrebbero rallentato o bloccato le iscrizioni al padrón per motivi politici. Il premier ha presentato la misura come un dovere morale e una necessità economica, evidenziando che la forza lavoro spagnola, in invecchiamento, necessita di nuovi lavoratori nei settori dell’assistenza, dell’edilizia e dell’ospitalità, già colpiti da carenze di personale. Secondo il Decreto Legge Reale 316/2026, i migranti che dimostrano di vivere in Spagna prima del 1° gennaio 2026 possono presentare domanda dal 16 aprile al 30 giugno per un permesso di soggiorno e lavoro di un anno, rinnovabile per altri due. Sebbene il Ministero dell’Interno preveda che la maggior parte delle domande venga presentata online, è possibile consegnare i fascicoli anche in 436 uffici della Seguridad Social, Correos e extranjería in tutto il Paese. Per i responsabili della mobilità il messaggio è chiaro: le aziende che impiegano lavoratori irregolari in Spagna hanno una finestra temporale limitata per aiutare il personale a regolarizzare la propria posizione ed evitare sanzioni. La collaborazione dei comuni – o la sua assenza – determinerà i tempi di elaborazione nelle diverse province, quindi i team HR dovrebbero monitorare i colli di bottiglia del padrón e considerare eventuali ritardi nei piani di assunzione estivi. Se i comuni risponderanno positivamente, la Spagna potrebbe completare la più grande regolarizzazione singola nell’UE dai tempi della sanatoria italiana del 2020. Un successo rafforzerebbe la posizione del governo a livello europeo per schemi di migrazione lavorativa più flessibili e posizionerebbe le città spagnole come quelli che Sánchez ha definito “laboratori di politiche di mobilità umana.”
Fonte: El País
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