
Il Ministero degli Esteri spagnolo ha convocato d’urgenza giovedì Dana Erlich, ambasciatrice ad interim di Israele a Madrid, per protestare contro l’intercettazione di una flottiglia di aiuti civili in acque internazionali a sud di Creta. Le forze navali israeliane hanno salpato sulle imbarcazioni il 29 aprile, trattenendo 175 attivisti, tra cui diversi cittadini spagnoli, partiti da Barcellona all’inizio del mese con destinazione Gaza. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha chiesto il “rilascio immediato” degli spagnoli detenuti e ha ribadito l’opposizione della Spagna a “azioni illegali” in alto mare. Squadre consolari a Tel Aviv e Atene sono state attivate durante la notte, mentre il premier Pedro Sánchez ha invitato l’UE a sospendere l’accordo di associazione con Israele qualora i detenuti non vengano liberati rapidamente. L’incidente mette in luce il crescente carico di lavoro per la protezione consolare della Spagna, in un contesto di crisi geopolitiche sempre più ampie. Le aziende con personale in viaggio nel Mediterraneo orientale — ispettori marittimi, operatori di ONG e ingegneri offshore — sono invitate ad aggiornare le valutazioni dei rischi di viaggio e a iscrivere i propri dipendenti nel registro viaggiatori del Ministero degli Esteri. Israele sostiene che la flottiglia abbia violato il blocco navale su Gaza, posizione contestata dalla Spagna. Se la situazione dovesse protrarsi, i responsabili della mobilità potrebbero dover considerare possibili misure diplomatiche di ritorsione, come un rallentamento nel rilascio dei visti per visitatori d’affari israeliani o controlli più severi negli aeroporti. Pur essendo limitato il numero dei detenuti, l’episodio sottolinea l’importanza di protocolli solidi per la gestione delle crisi che coinvolgono cittadini spagnoli all’estero, un ambito che negli ultimi otto mesi ha già visto tre emergenze consolari di rilievo.
Fonte: Cadena SER