
Code lunghe chilometri, scalate ai muri delle ambasciate e risse sono esplose in tutta la Spagna mentre decine di migliaia di migranti irregolari si affrettano a presentare domanda per la nuova amnistia aperta il 16 aprile. A Murcia, la polizia è intervenuta dopo una rissa fuori da un ufficio per stranieri; a Madrid, è circolato un video di cittadini gambiani che scalano i muri dell’ambasciata per saltare la fila e ottenere certificati di stato civile essenziali. Il sindacato di polizia JUPOL denuncia che oltre 400 centri di elaborazione sono sotto “massiccia pressione”, segnalando guasti informatici e carenza di personale. I governi regionali di Madrid e Castilla y León hanno presentato ricorsi alla Corte Suprema, sostenendo che il programma prosciuga i bilanci dei servizi sociali e viola le norme UE. Nonostante il caos, il premier Pedro Sánchez insiste che la misura “allineerà lo status legale alla realtà economica” per fino a 500.000 persone già attive nella società spagnola. Le ONG riferiscono che l’87% dei primi richiedenti è latinoamericano, in linea con la domanda di lavoro nei settori dell’ospitalità e dell’agricoltura. Per i datori di lavoro la preoccupazione immediata è il tempismo: con gli appuntamenti prenotati fino a metà giugno in diverse città, i nuovi assunti potrebbero non ricevere le carte di soggiorno prima del picco della stagione estiva. I consulenti per la mobilità raccomandano di preparare soluzioni alternative come la conversione di permessi da studenti a lavoratori o trasferimenti intra-aziendali per il personale urgente. Il caos mette in luce il divario tra ambizione politica e capacità amministrativa. A meno che la Spagna non rafforzi rapidamente gli uffici di front-line — magari riallocando personale da province meno affollate — l’amnistia rischia di diventare un punto di tensione per la retorica anti-immigrazione e un incubo logistico per i richiedenti legittimi.
Fonte: The Olive Press