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L’Australia Rimpatria Otto “Spose dell’ISIS” e 14 Bambini da un Campo Siriano

mag 11, 2026
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L’Australia Rimpatria Otto “Spose dell’ISIS” e 14 Bambini da un Campo Siriano
Otto donne australiane e 14 bambini sono atterrati a Melbourne nelle prime ore di domenica 10 maggio, completando una delle operazioni di rimpatrio più delicate e politicamente complesse intraprese dal governo Albanese. Il gruppo aveva vissuto fino a sette anni nel campo di al-Roj, nel nord-est della Siria, dopo il crollo del califfato autoproclamato dello Stato Islamico. La giornalista dell’ABC Bridget Rollason, a bordo del volo commerciale Qatar Airways da Doha, ha riferito che le donne viaggiavano sotto una pesante scorta della Polizia Federale Australiana (AFP) e sono state trasferite, all’arrivo, in una struttura sicura per i primi controlli medici e di sicurezza. Il Dipartimento degli Affari Interni ha confermato che le donne sono cittadine australiane e che i bambini – molti dei quali nati all’estero – saranno sottoposti a conferma della cittadinanza, controlli sanitari e valutazioni sul benessere minorile. Tutti gli adulti hanno firmato impegni vincolanti che limitano la loro libertà di movimento e richiedono una cooperazione continua con le autorità antiterrorismo. È previsto che trascorrano almeno 72 ore in una struttura governativa protetta mentre le autorità completano le valutazioni individuali del rischio. Canberra si confronta con la politica di rimpatrio dal 2019, bilanciando le preoccupazioni di sicurezza con gli obblighi legali internazionali di protezione dei minori. Una revisione del 2023, guidata dall’ex direttore generale dell’ASIO Dennis Richardson, ha concluso che i rimpatri monitorati rappresentano un “rischio basso-medio gestibile” rispetto ai pericoli di radicalizzazione derivanti dal lasciare i bambini australiani nei campi. L’operazione di domenica è la terza e più grande tranche, dopo estrazioni più piccole nel 2024 e nel 2025. Per i responsabili della mobilità globale, il caso evidenzia i protocolli sempre più sofisticati dell’Australia per il ritorno e la reintegrazione, inclusa la coordinazione multi-agenzia, la verifica biometrica all’arrivo, i poteri rigorosi di cancellazione del visto per i familiari non cittadini e l’impegno proattivo con le comunità locali per attenuare le tensioni. I datori di lavoro con personale internazionale dovrebbero notare il rinnovato focus del governo sul controllo dei social media e l’ampliamento degli Ordini Temporanei di Esclusione, che possono vietare ai cittadini di viaggiare all’estero se si ritiene che intendano unirsi a gruppi estremisti. I rimpatri hanno anche una dimensione diplomatica. Le autorità curde hanno ripetutamente sollecitato i governi stranieri a rimuovere i propri cittadini dai campi, che ospitano oltre 50.000 persone e restano una polveriera di sicurezza. La disponibilità dell’Australia ad agire potrebbe rafforzare la sua posizione in vista della riunione della Coalizione Globale di giugno a Bruxelles, dove la condivisione degli oneri per i detenuti rimanenti sarà un punto chiave dell’agenda.
Fonte: ABC News

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