
Con la rupia che si aggira vicino ai minimi storici e i prezzi delle materie prime in aumento, nel fine settimana sono circolate voci secondo cui Nuova Delhi potrebbe imporre controlli d’emergenza sulle spese all’estero, che vanno da un aumento dei dazi doganali sull’oro a limiti sull’uso delle carte di credito indiane all’estero. Lunedì 11 maggio 2026, i funzionari governativi sono intervenuti rapidamente per smentire queste speculazioni. Fonti del ministero del Commercio hanno dichiarato ai giornalisti che “attualmente non ci sono proposte sui tavoli dei ministeri delle Finanze o del Commercio per limitare le transazioni estere o aumentare i dazi sulle importazioni di metalli preziosi”. Dietro queste voci di mercato c’è l’appello di alto profilo del Primo Ministro Narendra Modi, lanciato il 10 maggio, che invita i cittadini a praticare “autosufficienza economica”, riducendo l’importazione di carburante, beni di lusso e viaggi discrezionali all’estero. Questo messaggio pubblico, volto a contenere il crescente deficit delle partite correnti dell’India, è stato interpretato da alcuni analisti come un preludio a controlli amministrativi simili a quelli imposti brevemente durante la crisi valutaria del 2013. La precisazione di lunedì suggerisce che il governo preferisca la persuasione al divieto, almeno per ora. Per gli indiani globalmente mobili e le aziende che li impiegano, questa rassicurazione è importante. Qualsiasi limite improvviso sulle rimesse liberalizzate o sulle spese con carta avrebbe complicato la gestione delle spese per i viaggiatori d’affari e gli espatriati, mentre dazi più alti sull’oro rischierebbero di aumentare le code negli aeroporti, con passeggeri di ritorno che tentano di dichiarare (o nascondere) acquisti di gioielli. Le società di gestione viaggi avevano già iniziato a ricevere richieste urgenti dai clienti nel fine settimana; ora la maggior parte può sospendere i piani di emergenza. Tuttavia, i responsabili politici hanno sottolineato che il profilo della bolletta delle importazioni dell’India resta un punto vulnerabile. I funzionari hanno lasciato intendere che se i prezzi del petrolio rimarranno sopra i 110 dollari al barile e il deficit commerciale si allargherà ulteriormente, “passi calibrati” potrebbero ancora essere presi in considerazione. I team di mobilità aziendale sono quindi invitati a monitorare i dati quindicinali della Reserve Bank of India e a prepararsi a informare il personale in viaggio su eventuali nuove misure sul cambio estero. Parallelamente, sono attese per il prossimo mese le riprese dei colloqui con Washington su un accordo commerciale limitato. Un progresso più rapido in questo ambito potrebbe aprire l’accesso al mercato statunitense per i prodotti indiani, offrendo un’ulteriore valvola di sfogo che potrebbe ridurre la necessità di restrizioni drastiche sulle spese di viaggio all’estero.
Fonte: The Tribune
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