
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rivelato che funzionari consolari, in collaborazione con forze dell’ordine e team di analisi dati, hanno smantellato tre reti internazionali di “turismo per nascita” che aiutavano donne straniere incinte a ottenere visti USA per partorire sul suolo americano. In dichiarazioni pubblicate l’11 giugno 2026, il Dipartimento ha sottolineato che “un visto statunitense è un privilegio, non un diritto” e ha avvertito che sia gli organizzatori sia i clienti rischiano la revoca del visto e possibili procedimenti penali. Le indagini hanno portato alla luce un’organizzazione dell’Africa occidentale che falsificava documenti medici per nascondere le gravidanze, un gruppo del Nord Africa che organizzava viaggi illeciti in fase avanzata di gestazione e una società di consulenza europea collegata a oltre 400 casi sospetti. In ogni caso, le sezioni consolari hanno revocato i visti, avvisato le autorità locali e condiviso le liste di controllo con i punti di ingresso della CBP. Contesto politico: l’amministrazione Trump si era da tempo impegnata a limitare l’abuso della cittadinanza per nascita e aveva persino tentato, tramite ordine esecutivo, di negare la cittadinanza ai figli nati negli USA da genitori non residenti, misura attualmente bloccata dai tribunali. Mentre questa battaglia costituzionale prosegue, il Dipartimento di Stato sta utilizzando le leggi esistenti contro le frodi sui visti per interrompere le reti che trasportano future madri negli Stati Uniti. Implicazioni pratiche per i responsabili della mobilità e dei viaggi sono limitate ma rilevanti: i richiedenti visti B-1/B-2 possono aspettarsi un controllo più approfondito sulla storia medica e sulle motivazioni di viaggio. Le aziende che ospitano coniugi o partner stranieri incinti in missione dovrebbero garantire trasparenza sulla gravidanza durante i colloqui per il visto e valutare, se opportuno, altre categorie di visto. Questa stretta evidenzia una tendenza più ampia verso la rilevazione delle frodi basata sui dati, un approccio che probabilmente si estenderà anche ai visti per motivi di lavoro. Le multinazionali dovrebbero verificare i propri portafogli di immigrazione per individuare eventuali anomalie (ad esempio, rimborsi improvvisi per cure prenatali) che potrebbero attirare ulteriori controlli governativi.
Fonte: Washington Examiner
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