
Sotto la crescente pressione politica per rafforzare le frontiere esterne dell’Europa, il tanto discusso Patto su Migrazione e Asilo è entrato ufficialmente in vigore il 12 giugno 2026. Per la Francia, il nuovo quadro normativo si farà sentire immediatamente negli aeroporti internazionali, nei porti marittimi e alle frontiere terrestri con Spagna, Italia, Belgio, Germania e Svizzera. Gli agenti di frontiera francesi dovranno ora effettuare controlli biometrici obbligatori su tutti gli ingressi irregolari e applicare una procedura di asilo accelerata nelle zone di frontiera designate; i richiedenti considerati improbabili candidati alla protezione potranno essere processati – e, se necessario, rimpatriati – in appena 12 settimane.
Il patto introduce inoltre un meccanismo di “solidarietà obbligatoria”: gli Stati membri dell’UE con un numero minore di arrivi dovranno accettare trasferimenti da Paesi sotto forte pressione come Francia, Italia e Grecia, oppure versare contributi economici in un fondo comune. Parigi ha fortemente sostenuto questa disposizione, sostenendo che allevierà il sovraffollamento cronico nei centri di accoglienza di Calais, Dunkerque e al confine franco-spagnolo. Parallelamente, le prefetture francesi dovranno collegarsi a una versione aggiornata del database biometrico Eurodac e trasmettere le impronte digitali entro 72 ore, una scadenza che le autorità definiscono “molto stretta” durante la stagione estiva di picco.
Gli operatori del settore viaggi d’affari prevedono controlli più severi ma, alla fine, procedure più rapide una volta superata la curva di apprendimento. Le compagnie aeree che operano a Charles-de-Gaulle e Orly avvertono di possibili picchi di code nelle prime due settimane; Air France ha già diffuso indicazioni invitando i cittadini non UE ad arrivare almeno tre ore prima della partenza. La società di consulenza Fragomen consiglia ai lavoratori in trasferimento intra-aziendale di portare con sé copie delle autorizzazioni di lavoro per evitare disguidi ai varchi elettronici non ancora aggiornati.
Le ONG per i diritti umani – tra cui la francese La Cimade – criticano l’ampliamento dell’uso della detenzione e la procedura di screening, che a loro avviso potrebbe limitare l’accesso all’assistenza legale. Il Ministero dell’Interno replica che la Francia ha ricevuto 142 milioni di euro dai fondi UE per nuove infrastrutture di accoglienza e che la detenzione resterà “una misura di ultima istanza”. Con la migrazione destinata a essere un tema centrale nella campagna elettorale per le legislative francesi del 2027, i prossimi mesi saranno decisivi per verificare se il patto manterrà l’equilibrio promesso tra “rigore e giustizia”.
Il patto introduce inoltre un meccanismo di “solidarietà obbligatoria”: gli Stati membri dell’UE con un numero minore di arrivi dovranno accettare trasferimenti da Paesi sotto forte pressione come Francia, Italia e Grecia, oppure versare contributi economici in un fondo comune. Parigi ha fortemente sostenuto questa disposizione, sostenendo che allevierà il sovraffollamento cronico nei centri di accoglienza di Calais, Dunkerque e al confine franco-spagnolo. Parallelamente, le prefetture francesi dovranno collegarsi a una versione aggiornata del database biometrico Eurodac e trasmettere le impronte digitali entro 72 ore, una scadenza che le autorità definiscono “molto stretta” durante la stagione estiva di picco.
Gli operatori del settore viaggi d’affari prevedono controlli più severi ma, alla fine, procedure più rapide una volta superata la curva di apprendimento. Le compagnie aeree che operano a Charles-de-Gaulle e Orly avvertono di possibili picchi di code nelle prime due settimane; Air France ha già diffuso indicazioni invitando i cittadini non UE ad arrivare almeno tre ore prima della partenza. La società di consulenza Fragomen consiglia ai lavoratori in trasferimento intra-aziendale di portare con sé copie delle autorizzazioni di lavoro per evitare disguidi ai varchi elettronici non ancora aggiornati.
Le ONG per i diritti umani – tra cui la francese La Cimade – criticano l’ampliamento dell’uso della detenzione e la procedura di screening, che a loro avviso potrebbe limitare l’accesso all’assistenza legale. Il Ministero dell’Interno replica che la Francia ha ricevuto 142 milioni di euro dai fondi UE per nuove infrastrutture di accoglienza e che la detenzione resterà “una misura di ultima istanza”. Con la migrazione destinata a essere un tema centrale nella campagna elettorale per le legislative francesi del 2027, i prossimi mesi saranno decisivi per verificare se il patto manterrà l’equilibrio promesso tra “rigore e giustizia”.
Fonte: Internazionale / Reuters
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