
A mezzanotte del 12 giugno 2026, il Patto europeo su migrazione e asilo, a lungo negoziato, è entrato ufficialmente in vigore in tutti i 27 Stati membri, inclusa la Francia. Il pacchetto, adottato nel 2024 ma con un periodo di attuazione di due anni, rivoluziona ogni fase della gestione migratoria dell’UE, dalla rilevazione delle impronte digitali al confine esterno alla redistribuzione dei rifugiati riconosciuti tra i Paesi membri.
Per la Francia, il cambiamento più immediato è operativo: tutti gli arrivi irregolari alla frontiera terrestre, aerea o marittima devono ora essere registrati nel nuovo Sistema biometrico di Entrata/Uscita dell’UE e sottoposti a un controllo di sicurezza e vulnerabilità di cinque giorni. I casi con poche probabilità di ottenere protezione saranno trattati rapidamente nelle strutture di frontiera, mentre chi presenta richieste più solide entrerà nella procedura ordinaria di asilo. Il Ministero dell’Interno ha ridistribuito 450 agenti di polizia di frontiera e aperto due nuovi centri di screening a Parigi-Charles-de-Gaulle e Mentone per rispettare le nuove scadenze.
Dietro le quinte, Parigi dovrà anche contribuire al “meccanismo permanente di solidarietà” previsto dal Patto, che impone a ogni Stato membro di accettare una quota di ricollocamento di richiedenti asilo (la Francia prevede circa 9.000 all’anno) o di versare un contributo a un fondo UE a sostegno degli Stati di frontiera come la Grecia. Il Senato francese, dove permane un forte scetticismo verso la condivisione obbligatoria, dovrà ora decidere se autorizzare i ricollocamenti o approvare un versamento annuale di solidarietà stimato da Bercy in 215 milioni di euro.
Anche le grandi aziende tengono d’occhio il calendario: le nuove regole riducono da nove a sei mesi l’accesso al mercato del lavoro per i richiedenti asilo, offrendo alle imprese un bacino di talenti potenzialmente temporaneo in settori che vanno dall’edilizia all’assistenza agli anziani. I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero rivedere i processi di inserimento per garantire che le nuove autorizzazioni di lavoro semestrali siano correttamente registrate nei sistemi HR e che le buste paga rispettino gli obblighi di rendicontazione più stringenti del Patto. È inoltre consigliabile prepararsi a tempi più lunghi per i controlli d’identità nei porti e negli aeroporti durante l’estate, mentre le forze dell’ordine si familiarizzano con le nuove procedure biometriche.
Armonizzando le procedure e integrando strumenti digitali di sicurezza, Bruxelles punta a ridurre i cosiddetti movimenti secondari e a ristabilire la fiducia nell’area Schengen in vista del lancio completo, previsto per il prossimo anno, del Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS). Per la Francia, il Patto rappresenta sia una prova logistica sia un’opportunità: un successo permetterebbe a Parigi di sostenere che le misure nazionali di deterrenza possono essere ridotte, mentre un insuccesso potrebbe alimentare richieste di controlli interni ancora più severi in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Per la Francia, il cambiamento più immediato è operativo: tutti gli arrivi irregolari alla frontiera terrestre, aerea o marittima devono ora essere registrati nel nuovo Sistema biometrico di Entrata/Uscita dell’UE e sottoposti a un controllo di sicurezza e vulnerabilità di cinque giorni. I casi con poche probabilità di ottenere protezione saranno trattati rapidamente nelle strutture di frontiera, mentre chi presenta richieste più solide entrerà nella procedura ordinaria di asilo. Il Ministero dell’Interno ha ridistribuito 450 agenti di polizia di frontiera e aperto due nuovi centri di screening a Parigi-Charles-de-Gaulle e Mentone per rispettare le nuove scadenze.
Dietro le quinte, Parigi dovrà anche contribuire al “meccanismo permanente di solidarietà” previsto dal Patto, che impone a ogni Stato membro di accettare una quota di ricollocamento di richiedenti asilo (la Francia prevede circa 9.000 all’anno) o di versare un contributo a un fondo UE a sostegno degli Stati di frontiera come la Grecia. Il Senato francese, dove permane un forte scetticismo verso la condivisione obbligatoria, dovrà ora decidere se autorizzare i ricollocamenti o approvare un versamento annuale di solidarietà stimato da Bercy in 215 milioni di euro.
Anche le grandi aziende tengono d’occhio il calendario: le nuove regole riducono da nove a sei mesi l’accesso al mercato del lavoro per i richiedenti asilo, offrendo alle imprese un bacino di talenti potenzialmente temporaneo in settori che vanno dall’edilizia all’assistenza agli anziani. I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero rivedere i processi di inserimento per garantire che le nuove autorizzazioni di lavoro semestrali siano correttamente registrate nei sistemi HR e che le buste paga rispettino gli obblighi di rendicontazione più stringenti del Patto. È inoltre consigliabile prepararsi a tempi più lunghi per i controlli d’identità nei porti e negli aeroporti durante l’estate, mentre le forze dell’ordine si familiarizzano con le nuove procedure biometriche.
Armonizzando le procedure e integrando strumenti digitali di sicurezza, Bruxelles punta a ridurre i cosiddetti movimenti secondari e a ristabilire la fiducia nell’area Schengen in vista del lancio completo, previsto per il prossimo anno, del Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS). Per la Francia, il Patto rappresenta sia una prova logistica sia un’opportunità: un successo permetterebbe a Parigi di sostenere che le misure nazionali di deterrenza possono essere ridotte, mentre un insuccesso potrebbe alimentare richieste di controlli interni ancora più severi in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Fonte: Insight EU Monitoring
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