
Parlando alla radio pubblica austriaca Ö1 il 12 giugno, il Commissario UE per la Migrazione Magnus Brunner ha difeso il nuovo Patto su Migrazione e Asilo, sottolineando che garantirà “maggiore controllo sulle frontiere esterne dell’UE” e un meccanismo equo di condivisione degli oneri tra gli Stati membri. Brunner, di nazionalità austriaca, ha riconosciuto che le regole complesse “non funzioneranno al 100% dal primo giorno”, ma ha sostenuto che il quadro finalmente pone fine a un decennio di gestione emergenziale ad hoc.
Secondo il Patto, l’Austria dovrà eseguire le procedure di frontiera per le richieste di asilo manifestamente infondate e concedere protezione o rimpatriare il richiedente entro 12 settimane. In cambio, gli altri Paesi UE dovranno accettare ricollocamenti o versare contributi finanziari quando l’Austria sarà sottoposta a pressioni sproporzionate. Brunner spera che questo sistema di incentivi e sanzioni limiti i movimenti secondari che in passato hanno spinto molti richiedenti asilo a evitare la registrazione negli Stati di frontiera.
Interrogato sulle preoccupazioni riguardo a possibili conflitti tra i rimpatri più rapidi e gli standard sui diritti umani, il Commissario ha citato un meccanismo di monitoraggio indipendente e il fatto che il Patto sia stato negoziato con il Parlamento Europeo. Tuttavia, le organizzazioni di assistenza legale prevedono una serie di casi test davanti alla Corte di Giustizia, soprattutto sulle nuove norme di deroga in situazioni di crisi che consentono la detenzione fino a 20 settimane durante grandi flussi migratori.
Per le multinazionali che si affidano a trasferimenti intra-UE, le parole di Brunner sono significative: ha confermato che la legislazione non incide sulla libertà di circolazione dei cittadini UE o dei titolari di Blue Card UE, le cui procedure restano disciplinate da direttive separate. Tuttavia, le aziende che impiegano lavoratori di paesi terzi dovrebbero monitorare se i controlli più severi rallentano le code alle frontiere durante il picco estivo.
Gli analisti politici di Vienna interpretano l’intervento di Brunner come un tentativo di rassicurare i governi dell’Europa centrale, scettici, in vista della prima revisione del Consiglio prevista per ottobre. Se il suo ottimismo sarà giustificato dipenderà dalla rapidità con cui gli Stati membri implementeranno l’infrastruttura IT – Eurodac 2.0 e il Sistema Entrata/Uscita – e se gli impegni di ricollocamento si tradurranno in fatti concreti.
Secondo il Patto, l’Austria dovrà eseguire le procedure di frontiera per le richieste di asilo manifestamente infondate e concedere protezione o rimpatriare il richiedente entro 12 settimane. In cambio, gli altri Paesi UE dovranno accettare ricollocamenti o versare contributi finanziari quando l’Austria sarà sottoposta a pressioni sproporzionate. Brunner spera che questo sistema di incentivi e sanzioni limiti i movimenti secondari che in passato hanno spinto molti richiedenti asilo a evitare la registrazione negli Stati di frontiera.
Interrogato sulle preoccupazioni riguardo a possibili conflitti tra i rimpatri più rapidi e gli standard sui diritti umani, il Commissario ha citato un meccanismo di monitoraggio indipendente e il fatto che il Patto sia stato negoziato con il Parlamento Europeo. Tuttavia, le organizzazioni di assistenza legale prevedono una serie di casi test davanti alla Corte di Giustizia, soprattutto sulle nuove norme di deroga in situazioni di crisi che consentono la detenzione fino a 20 settimane durante grandi flussi migratori.
Per le multinazionali che si affidano a trasferimenti intra-UE, le parole di Brunner sono significative: ha confermato che la legislazione non incide sulla libertà di circolazione dei cittadini UE o dei titolari di Blue Card UE, le cui procedure restano disciplinate da direttive separate. Tuttavia, le aziende che impiegano lavoratori di paesi terzi dovrebbero monitorare se i controlli più severi rallentano le code alle frontiere durante il picco estivo.
Gli analisti politici di Vienna interpretano l’intervento di Brunner come un tentativo di rassicurare i governi dell’Europa centrale, scettici, in vista della prima revisione del Consiglio prevista per ottobre. Se il suo ottimismo sarà giustificato dipenderà dalla rapidità con cui gli Stati membri implementeranno l’infrastruttura IT – Eurodac 2.0 e il Sistema Entrata/Uscita – e se gli impegni di ricollocamento si tradurranno in fatti concreti.
Fonte: ORF.at