
Gli elettori svizzeri hanno respinto con decisione l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, con risultati provvisori che mostrano il 55% dei voti contrari alla proposta espressi il 14 giugno 2026. Se fosse passata, la misura sostenuta dal Partito Popolare Svizzero di destra avrebbe obbligato il Consiglio Federale a bloccare la popolazione permanente sotto i 10 milioni, costringendo il governo a limitare i permessi di lavoro, i visti per il ricongiungimento familiare e le approvazioni per l’asilo e, entro due anni, a rinegoziare o cancellare l’accordo bilaterale che garantisce la libera circolazione con l’Unione Europea.
Gruppi imprenditoriali e autorità cantonali avevano fatto una forte pressione contro il tetto, avvertendo che avrebbe aggravato la carenza di manodopera già evidente nei settori sanitario, ingegneristico e informatico. Oggi circa un quarto della forza lavoro svizzera, che conta 5,2 milioni di persone, è straniera; i reclutatori sostenevano che un limite rigido avrebbe compromesso la capacità delle multinazionali di mantenere sedi regionali a Zurigo, Basilea e Ginevra, mettendo a rischio operazioni di ricerca e sviluppo ad alto valore aggiunto che dipendono da talenti transfrontalieri.
Gli economisti hanno inoltre sottolineato che l’immigrazione sostiene il modello svizzero di sicurezza sociale. Senza un flusso costante di residenti in età lavorativa, il rapporto tra contribuenti e pensionati peggiorerebbe rapidamente: l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali calcola che il paese avrà bisogno di un saldo netto di 50.000 migranti all’anno fino al 2035 solo per mantenere in equilibrio le finanze pensionistiche.
I sostenitori dell’iniziativa hanno replicato che una crescita incontrollata mette sotto pressione abitazioni, infrastrutture di trasporto e ambiente, ma non sono riusciti a convincere l’elettorato che un tetto costituzionale fosse la soluzione.
Per i datori di lavoro internazionali e il settore della mobilità, il risultato elimina l’incertezza normativa immediata. Permessi di lavoro e soggiorno, regole per i lavoratori distaccati e la libera circolazione per cittadini UE/EFTA restano invariati, e la Segreteria di Stato della Migrazione ha confermato che i tempi di elaborazione continueranno normalmente. Le multinazionali che pianificano l’assunzione di laureati nell’autunno 2026 e i distacchi basati su progetti possono quindi procedere senza quote contingenti o scadenze anticipate.
Tuttavia, gli osservatori notano che il margine ristretto in diversi cantoni rurali segnala una pressione politica continua per gestire la migrazione netta; un inasprimento parziale delle norme sul ricongiungimento familiare o sull’asilo potrebbe emergere in parlamento entro la fine dell’anno.
Praticamente, i responsabili della mobilità sono invitati a informare gli assegnatari che non si applicano nuovi limiti numerici, ma a monitorare i dibattiti in arrivo sul contributo della Svizzera ai fondi di coesione UE, un altro ambito dove il sentimento anti-immigrazione potrebbe riemergere.
Nel frattempo, il Consiglio Federale si è impegnato ad accelerare la costruzione di abitazioni vicino ai centri economici, in parte per smorzare le lamentele secondo cui l’afflusso di espatriati alimenta l’inflazione degli affitti.
La prossima votazione nazionale che toccherà la mobilità lavorativa è prevista per marzo 2027, quando si terrà un referendum sull’aumento dell’età pensionabile.
Gruppi imprenditoriali e autorità cantonali avevano fatto una forte pressione contro il tetto, avvertendo che avrebbe aggravato la carenza di manodopera già evidente nei settori sanitario, ingegneristico e informatico. Oggi circa un quarto della forza lavoro svizzera, che conta 5,2 milioni di persone, è straniera; i reclutatori sostenevano che un limite rigido avrebbe compromesso la capacità delle multinazionali di mantenere sedi regionali a Zurigo, Basilea e Ginevra, mettendo a rischio operazioni di ricerca e sviluppo ad alto valore aggiunto che dipendono da talenti transfrontalieri.
Gli economisti hanno inoltre sottolineato che l’immigrazione sostiene il modello svizzero di sicurezza sociale. Senza un flusso costante di residenti in età lavorativa, il rapporto tra contribuenti e pensionati peggiorerebbe rapidamente: l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali calcola che il paese avrà bisogno di un saldo netto di 50.000 migranti all’anno fino al 2035 solo per mantenere in equilibrio le finanze pensionistiche.
I sostenitori dell’iniziativa hanno replicato che una crescita incontrollata mette sotto pressione abitazioni, infrastrutture di trasporto e ambiente, ma non sono riusciti a convincere l’elettorato che un tetto costituzionale fosse la soluzione.
Per i datori di lavoro internazionali e il settore della mobilità, il risultato elimina l’incertezza normativa immediata. Permessi di lavoro e soggiorno, regole per i lavoratori distaccati e la libera circolazione per cittadini UE/EFTA restano invariati, e la Segreteria di Stato della Migrazione ha confermato che i tempi di elaborazione continueranno normalmente. Le multinazionali che pianificano l’assunzione di laureati nell’autunno 2026 e i distacchi basati su progetti possono quindi procedere senza quote contingenti o scadenze anticipate.
Tuttavia, gli osservatori notano che il margine ristretto in diversi cantoni rurali segnala una pressione politica continua per gestire la migrazione netta; un inasprimento parziale delle norme sul ricongiungimento familiare o sull’asilo potrebbe emergere in parlamento entro la fine dell’anno.
Praticamente, i responsabili della mobilità sono invitati a informare gli assegnatari che non si applicano nuovi limiti numerici, ma a monitorare i dibattiti in arrivo sul contributo della Svizzera ai fondi di coesione UE, un altro ambito dove il sentimento anti-immigrazione potrebbe riemergere.
Nel frattempo, il Consiglio Federale si è impegnato ad accelerare la costruzione di abitazioni vicino ai centri economici, in parte per smorzare le lamentele secondo cui l’afflusso di espatriati alimenta l’inflazione degli affitti.
La prossima votazione nazionale che toccherà la mobilità lavorativa è prevista per marzo 2027, quando si terrà un referendum sull’aumento dell’età pensionabile.
Fonte: SWI swissinfo