
Gli elettori svizzeri hanno respinto con ampio margine l’iniziativa del Partito Popolare Svizzero (SVP) che mirava a limitare la popolazione del Paese a 10 milioni entro il 2050. Secondo i risultati preliminari federali, il 55% ha detto “no”, con un’affluenza vicina al 59%. La proposta, nota come “No alla Svizzera da 10 milioni”, avrebbe imposto al governo di ridurre l’immigrazione, inasprire le regole per il ricongiungimento familiare e, se necessario, attivare clausole di salvaguardia per sospendere l’accordo sulla libera circolazione con l’UE una volta raggiunti i 9,5 milioni di abitanti.
Le associazioni imprenditoriali, tra cui economiesuisse, hanno avvertito che il tetto avrebbe soffocato il flusso di talenti che mantiene competitivi i settori delle scienze della vita, dei servizi finanziari e della tecnologia in Svizzera. Gli oppositori hanno inoltre sottolineato che la misura avrebbe messo a rischio la rete di 120 accordi bilaterali con Bruxelles, che valgono complessivamente circa 1 miliardo di franchi svizzeri in risparmi doganali ogni anno, e avrebbe potuto portare a uno scenario di “Swiss-Brexit” con la possibile perdita dell’accesso al mercato UE.
Circa due terzi della crescita netta della popolazione svizzera dal 2010 deriva da talenti provenienti dall’UE che colmano carenze critiche nel mercato del lavoro; un lavoratore su tre nei settori all’avanguardia come la med-tech e l’intelligenza artificiale è straniero. In vista del referendum, il Consiglio Federale ha sottolineato che la società svizzera, sempre più anziana, necessita di un’immigrazione qualificata continua per stabilizzare il sistema pensionistico e mantenere una crescita del PIL superiore al 2%. Gli economisti stimano che un limite rigido all’immigrazione potrebbe ridurre la crescita annuale dello 0,7% entro il 2030.
Per i professionisti della mobilità, il risultato mantiene lo status quo: i cittadini UE e EFTA continueranno a beneficiare della libera circolazione, i permessi per trasferimenti intra-aziendali rimarranno invariati e le quote per assunzioni locali da paesi terzi non cambieranno. Le aziende che pianificano progetti di espansione per il 2027 potranno continuare a contare su un accesso prevedibile ai talenti stranieri, evitando i piani di emergenza — come doppie pipeline di assunzione, budget aggiuntivi per l’equilibrio fiscale e maggiori indennità di trasferimento — che un voto favorevole avrebbe comportato.
Guardando al futuro, il governo dovrà ancora affrontare la carenza di alloggi e i colli di bottiglia infrastrutturali che hanno alimentato il sostegno all’iniziativa nei cantoni semi-urbani. Tuttavia, le soluzioni politiche dovrebbero concentrarsi su pianificazione territoriale, investimenti nel trasporto e snellimento delle procedure per i permessi di lavoro, piuttosto che su limiti rigidi all’immigrazione, offrendo così agli stakeholder dell’immigrazione d’impresa un quadro normativo più chiaro e favorevole agli investimenti.
Le associazioni imprenditoriali, tra cui economiesuisse, hanno avvertito che il tetto avrebbe soffocato il flusso di talenti che mantiene competitivi i settori delle scienze della vita, dei servizi finanziari e della tecnologia in Svizzera. Gli oppositori hanno inoltre sottolineato che la misura avrebbe messo a rischio la rete di 120 accordi bilaterali con Bruxelles, che valgono complessivamente circa 1 miliardo di franchi svizzeri in risparmi doganali ogni anno, e avrebbe potuto portare a uno scenario di “Swiss-Brexit” con la possibile perdita dell’accesso al mercato UE.
Circa due terzi della crescita netta della popolazione svizzera dal 2010 deriva da talenti provenienti dall’UE che colmano carenze critiche nel mercato del lavoro; un lavoratore su tre nei settori all’avanguardia come la med-tech e l’intelligenza artificiale è straniero. In vista del referendum, il Consiglio Federale ha sottolineato che la società svizzera, sempre più anziana, necessita di un’immigrazione qualificata continua per stabilizzare il sistema pensionistico e mantenere una crescita del PIL superiore al 2%. Gli economisti stimano che un limite rigido all’immigrazione potrebbe ridurre la crescita annuale dello 0,7% entro il 2030.
Per i professionisti della mobilità, il risultato mantiene lo status quo: i cittadini UE e EFTA continueranno a beneficiare della libera circolazione, i permessi per trasferimenti intra-aziendali rimarranno invariati e le quote per assunzioni locali da paesi terzi non cambieranno. Le aziende che pianificano progetti di espansione per il 2027 potranno continuare a contare su un accesso prevedibile ai talenti stranieri, evitando i piani di emergenza — come doppie pipeline di assunzione, budget aggiuntivi per l’equilibrio fiscale e maggiori indennità di trasferimento — che un voto favorevole avrebbe comportato.
Guardando al futuro, il governo dovrà ancora affrontare la carenza di alloggi e i colli di bottiglia infrastrutturali che hanno alimentato il sostegno all’iniziativa nei cantoni semi-urbani. Tuttavia, le soluzioni politiche dovrebbero concentrarsi su pianificazione territoriale, investimenti nel trasporto e snellimento delle procedure per i permessi di lavoro, piuttosto che su limiti rigidi all’immigrazione, offrendo così agli stakeholder dell’immigrazione d’impresa un quadro normativo più chiaro e favorevole agli investimenti.
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