
Sabato sera il presidente Karol Nawrocki ha posto il veto a una modifica che avrebbe concesso ai medici stranieri un anno in più per presentare il certificato di lingua polacca livello B1. Il disegno di legge, approvato dal Sejm a maggio, mirava a estendere la flessibilità introdotta durante la pandemia, che aveva permesso a diverse migliaia di medici non UE, per lo più ucraini, di esercitare senza superare l’esame linguistico. Con il veto in vigore, i dati della Suprema Camera Medica mostrano che dal 1° maggio sono già state revocate 441 licenze condizionali, con gli ospedali di Wrocław e Varsavia tra i più colpiti. Si prevedono ulteriori revoche a luglio, quando le camere regionali effettueranno le verifiche sui fascicoli in sospeso.
Sebbene la politica sanitaria possa sembrare distante dalla mobilità aziendale, la decisione ha importanti ripercussioni sulle risorse umane. Le società di relocation che gestiscono trasferimenti intra-aziendali in Polonia includono regolarmente pacchetti medici privati nei budget delle missioni. I fornitori avvertono che la perdita improvvisa di medici ucraini — che rappresentano il 15% del personale in alcuni ospedali provinciali — allungherà i tempi di attesa per le visite e potrebbe spingere gli espatriati a rivolgersi a cliniche internazionali più costose a Praga o Berlino.
Per i laureati in medicina stranieri che lavorano in Polonia il messaggio è chiaro: superare l’esame di lingua statale o prepararsi a lasciare il paese. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che il veto rende più rigido anche il contesto per altre professioni regolamentate che speravano in estensioni simili, come infermieri, dentisti e paramedici. Gli analisti politici osservano che la mossa aiuta il presidente a riconquistare consensi tra gli elettori conservatori, che ritengono la sicurezza dei pazienti prioritaria rispetto alla carenza di personale, ma rischia di creare tensioni con gli amministratori ospedalieri già impegnati a rispettare gli standard europei sui tempi di cura.
Sebbene la politica sanitaria possa sembrare distante dalla mobilità aziendale, la decisione ha importanti ripercussioni sulle risorse umane. Le società di relocation che gestiscono trasferimenti intra-aziendali in Polonia includono regolarmente pacchetti medici privati nei budget delle missioni. I fornitori avvertono che la perdita improvvisa di medici ucraini — che rappresentano il 15% del personale in alcuni ospedali provinciali — allungherà i tempi di attesa per le visite e potrebbe spingere gli espatriati a rivolgersi a cliniche internazionali più costose a Praga o Berlino.
Per i laureati in medicina stranieri che lavorano in Polonia il messaggio è chiaro: superare l’esame di lingua statale o prepararsi a lasciare il paese. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che il veto rende più rigido anche il contesto per altre professioni regolamentate che speravano in estensioni simili, come infermieri, dentisti e paramedici. Gli analisti politici osservano che la mossa aiuta il presidente a riconquistare consensi tra gli elettori conservatori, che ritengono la sicurezza dei pazienti prioritaria rispetto alla carenza di personale, ma rischia di creare tensioni con gli amministratori ospedalieri già impegnati a rispettare gli standard europei sui tempi di cura.
Fonte: Rzeczpospolita
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