
Il presidente Karol Nawrocki, il 14 giugno, ha posto il veto su un emendamento che avrebbe concesso ai medici non appartenenti all’UE un anno in più—fino a maggio 2027—per ottenere il certificato di lingua polacca livello B1. La legge, approvata dal parlamento a maggio, mirava a mantenere nel sistema centinaia di medici ucraini assunti durante la guerra. Senza questa proroga, le camere mediche regionali hanno già cancellato dall’albo 441 medici dal 1° maggio per mancata presentazione della certificazione linguistica. Il veto ha ripercussioni immediate sulla mobilità globale, soprattutto per ospedali privati e aziende di telemedicina che si affidano a specialisti ucraini e bielorussi con licenze temporanee rilasciate durante l’emergenza COVID-19. Chi ha perso il diritto di esercitare deve ora superare il processo standard di nostrificazione o l’Esame di Verifica Medica polacco, che può durare fino a 18 mesi. Gli amministratori ospedalieri segnalano carenze di personale in oncologia e pronto soccorso, soprattutto fuori dalle grandi città. Alcuni stanno valutando programmi aziendali di immersione linguistica per aiutare i medici a raggiungere il livello B1 prima della prossima revisione trimestrale. Per i lavoratori stranieri in altre professioni regolamentate, la decisione indica un inasprimento dei requisiti linguistici. Gli esperti di immigrazione prevedono che le prossime modifiche alla legge sugli stranieri introdurranno soglie simili di conoscenza del polacco per infermieri e farmacisti. I datori di lavoro dovrebbero verificare il proprio personale medico straniero, prevedere i costi per le certificazioni (circa 1.200 PLN a candidato) e preparare piani di emergenza per i picchi di personale durante le vacanze estive.
Fonte: Rzeczpospolita
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