
Un alto funzionario del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato a CNN il 19 giugno che l’amministrazione ha autorizzato almeno 250 nuove richieste di revoca della cittadinanza prima della chiusura dell’anno fiscale del governo, il 30 settembre. L’annuncio, emerso da un memo interno trapelato ai giornalisti, segna la più ampia espansione delle iniziative di revoca della cittadinanza dai casi di frode del dopoguerra degli anni ’60. L’iniziativa mira a individui che avrebbero nascosto precedenti penali o violazioni dell’immigrazione durante il processo di naturalizzazione. Sebbene la revoca della cittadinanza rimanga un fenomeno raro — meno di 3.000 casi nella storia degli Stati Uniti — l’Ufficio per le Controversie sull’Immigrazione ha assunto 40 avvocati e analisti di dati aggiuntivi per accelerare le indagini, sfruttando fascicoli digitalizzati e banche dati criminali inter-agenzia. Per le multinazionali, il rischio è indiretto: i dipendenti che perdono la cittadinanza perdono anche l’autorizzazione automatica al lavoro, attivando obblighi di verifica I-9 e, in alcuni casi, il licenziamento. I team HR e mobility devono segnalare immediatamente i dipendenti che ricevono comunicazioni dal DOJ e coinvolgere consulenti legali. Il memo indica come settori prioritari i contraenti della difesa e gli operatori di infrastrutture critiche, aumentando l’esposizione a normative di controllo sulle esportazioni. Gli esperti avvertono che una revoca aggressiva può ostacolare l’integrazione degli immigrati e sollevare problemi di giusto processo. I legali prevedono sfide costituzionali, soprattutto quando la presunta frode risale a decenni fa o riguarda infrazioni minori.
Fonte: CNN via KESQ
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