
Il presidente Emmanuel Macron ha cercato di smorzare una nascente tensione diplomatica il 23 luglio, prendendo le distanze dalle dichiarazioni dell’ambasciatore francese ad Algeri, secondo cui Parigi puntava a tornare a rilasciare circa 250.000 visti Schengen all’anno per i cittadini algerini. «Non esiste una cifra precisa, e certamente nessuna politica di lassismo», ha dichiarato la portavoce del governo Maud Brégeon ai giornalisti dopo la riunione settimanale del Consiglio dei ministri, citando il presidente.
La precisazione arriva dopo le affermazioni del 17 luglio dell’ambasciatore Stéphane Romatet, che aveva detto che l’aumento del personale consolare avrebbe dovuto riportare il rilascio dei visti ai livelli pre-2021. Le sue parole hanno riacceso un acceso dibattito interno: i leader di destra Jordan Bardella ed Éric Ciotti hanno accusato il governo di capitolazione, mentre le lobby imprenditoriali hanno avvertito che la prolungata razionatura dei visti sta danneggiando i flussi commerciali con l’Algeria, terzo mercato non UE per la Francia.
Dal 2021 Parigi utilizza quote sui visti come leva per ottenere una migliore cooperazione da Algeri nel rimpatrio dei cittadini espulsi dalla Francia. Sebbene i volumi siano leggermente aumentati nel 2025, restano comunque il 30% sotto i livelli del 2019. I colli di bottiglia consolari e il fenomeno del bagarinaggio degli appuntamenti hanno ulteriormente alimentato la frustrazione di famiglie e imprese che dipendono dalla mobilità transmediterranea.
Smentendo qualsiasi obiettivo numerico, l’Eliseo segnala che la politica sui visti continuerà a essere calibrata in base alla disponibilità dell’Algeria a riprendere i propri cittadini irregolari. Per i team HR multinazionali il messaggio è chiaro: non aspettatevi un’improvvisa facilitazione per gli assegnati algerini. I datori di lavoro devono prevedere una continua scarsità di slot per soggiorni brevi, tempi di attesa più lunghi per l’elaborazione dei permessi di lavoro e un controllo più rigoroso della documentazione relativa allo scopo del soggiorno.
L’episodio evidenzia anche quanto le questioni sui visti restino sensibili nel clima elettorale francese in vista delle presidenziali del 2027. I professionisti della mobilità dovranno seguire con attenzione i dibattiti parlamentari di questo autunno, quando i deputati esamineranno un più ampio disegno di legge sulla “performance migratoria” che potrebbe inserire meccanismi di quota direttamente nel Code des étrangers.
La precisazione arriva dopo le affermazioni del 17 luglio dell’ambasciatore Stéphane Romatet, che aveva detto che l’aumento del personale consolare avrebbe dovuto riportare il rilascio dei visti ai livelli pre-2021. Le sue parole hanno riacceso un acceso dibattito interno: i leader di destra Jordan Bardella ed Éric Ciotti hanno accusato il governo di capitolazione, mentre le lobby imprenditoriali hanno avvertito che la prolungata razionatura dei visti sta danneggiando i flussi commerciali con l’Algeria, terzo mercato non UE per la Francia.
Dal 2021 Parigi utilizza quote sui visti come leva per ottenere una migliore cooperazione da Algeri nel rimpatrio dei cittadini espulsi dalla Francia. Sebbene i volumi siano leggermente aumentati nel 2025, restano comunque il 30% sotto i livelli del 2019. I colli di bottiglia consolari e il fenomeno del bagarinaggio degli appuntamenti hanno ulteriormente alimentato la frustrazione di famiglie e imprese che dipendono dalla mobilità transmediterranea.
Smentendo qualsiasi obiettivo numerico, l’Eliseo segnala che la politica sui visti continuerà a essere calibrata in base alla disponibilità dell’Algeria a riprendere i propri cittadini irregolari. Per i team HR multinazionali il messaggio è chiaro: non aspettatevi un’improvvisa facilitazione per gli assegnati algerini. I datori di lavoro devono prevedere una continua scarsità di slot per soggiorni brevi, tempi di attesa più lunghi per l’elaborazione dei permessi di lavoro e un controllo più rigoroso della documentazione relativa allo scopo del soggiorno.
L’episodio evidenzia anche quanto le questioni sui visti restino sensibili nel clima elettorale francese in vista delle presidenziali del 2027. I professionisti della mobilità dovranno seguire con attenzione i dibattiti parlamentari di questo autunno, quando i deputati esamineranno un più ampio disegno di legge sulla “performance migratoria” che potrebbe inserire meccanismi di quota direttamente nel Code des étrangers.
Fonte: Afriquinfos
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