
Una crisi diplomatica che si era accumulata da giorni tra Parigi e Algeri è esplosa il 22-23 luglio, quando il presidente Emmanuel Macron ha pubblicamente smentito le dichiarazioni dell’ambasciatore francese in Algeria, Stéphane Romatet, riguardo ai futuri volumi di visti. Durante la riunione di governo del 23 luglio, il capo di Stato francese ha affermato che «non è stato fissato alcun obiettivo numerico per i visti algerini e non ci sarà alcuna lassità sulla questione». Questa dichiarazione ha rappresentato una netta smentita all’intervista rilasciata da Romatet il 17 luglio, in cui l’inviato prevedeva che la Francia «tornerà gradualmente a 250.000 visti all’anno» per i cittadini algerini, il livello precedente al congelamento diplomatico del 2021-2022.
La precisazione di Macron riflette due pressioni sovrapposte. A livello interno, i partiti di destra e estrema destra avevano colto le parole di Romatet come prova di un allentamento dei controlli sull’immigrazione in vista delle elezioni presidenziali del 2027. A livello internazionale, Parigi sta ancora cercando di ricucire i rapporti con Algeri dopo un periodo difficile di tre anni, caratterizzato da una riduzione del personale consolare, quote di visti più restrittive e controversie sulle espulsioni di cittadini algerini soggetti a ordini di rimpatrio.
La portavoce del governo, Maud Brégeon, ha dichiarato ai giornalisti che il rilascio dei visti è guidato esclusivamente da «criteri oggettivi di sicurezza, economici e migratori». Fonti del Quai d’Orsay hanno aggiunto che i colloqui franco-algerini si concentrano sul rafforzamento della capacità consolare — con lunghe attese per gli appuntamenti che restano un collo di bottiglia — piuttosto che sulla definizione di quote.
Secondo le statistiche del ministero dell’Interno, nel 2025 la Francia ha rilasciato poco più di 100.000 visti Schengen agli algerini, in calo rispetto ai circa 275.000 del 2019. Per le aziende che trasferiscono personale tra Francia e Algeria, la dichiarazione mantiene alta l’incertezza. Le multinazionali speravano in un calendario prevedibile per il ripristino dei volumi di visti pre-crisi, ma i team HR devono ora continuare a pianificare tempi lunghi per ottenere visti di breve durata per affari e permessi di lavoro di lunga durata.
I responsabili dei viaggi sono invitati a monitorare gli annunci consolari francesi e a prevedere settimane aggiuntive per la prenotazione degli appuntamenti, soprattutto durante i picchi di domanda estiva. I consulenti legali sottolineano inoltre che il parlamento francese sta attualmente discutendo un disegno di legge che introdurrebbe un’applicazione più rigorosa degli obblighi di rimpatrio — un altro segnale che Parigi vuole mostrarsi ferma sull’immigrazione in vista delle elezioni del 2027.
Nel frattempo, le aziende dovrebbero informare i dipendenti algerini inviati all’estero sui tempi realistici di elaborazione delle pratiche e mantenere opzioni alternative di mobilità, come il lavoro a distanza o le assegnazioni tramite hub in paesi terzi.
La precisazione di Macron riflette due pressioni sovrapposte. A livello interno, i partiti di destra e estrema destra avevano colto le parole di Romatet come prova di un allentamento dei controlli sull’immigrazione in vista delle elezioni presidenziali del 2027. A livello internazionale, Parigi sta ancora cercando di ricucire i rapporti con Algeri dopo un periodo difficile di tre anni, caratterizzato da una riduzione del personale consolare, quote di visti più restrittive e controversie sulle espulsioni di cittadini algerini soggetti a ordini di rimpatrio.
La portavoce del governo, Maud Brégeon, ha dichiarato ai giornalisti che il rilascio dei visti è guidato esclusivamente da «criteri oggettivi di sicurezza, economici e migratori». Fonti del Quai d’Orsay hanno aggiunto che i colloqui franco-algerini si concentrano sul rafforzamento della capacità consolare — con lunghe attese per gli appuntamenti che restano un collo di bottiglia — piuttosto che sulla definizione di quote.
Secondo le statistiche del ministero dell’Interno, nel 2025 la Francia ha rilasciato poco più di 100.000 visti Schengen agli algerini, in calo rispetto ai circa 275.000 del 2019. Per le aziende che trasferiscono personale tra Francia e Algeria, la dichiarazione mantiene alta l’incertezza. Le multinazionali speravano in un calendario prevedibile per il ripristino dei volumi di visti pre-crisi, ma i team HR devono ora continuare a pianificare tempi lunghi per ottenere visti di breve durata per affari e permessi di lavoro di lunga durata.
I responsabili dei viaggi sono invitati a monitorare gli annunci consolari francesi e a prevedere settimane aggiuntive per la prenotazione degli appuntamenti, soprattutto durante i picchi di domanda estiva. I consulenti legali sottolineano inoltre che il parlamento francese sta attualmente discutendo un disegno di legge che introdurrebbe un’applicazione più rigorosa degli obblighi di rimpatrio — un altro segnale che Parigi vuole mostrarsi ferma sull’immigrazione in vista delle elezioni del 2027.
Nel frattempo, le aziende dovrebbero informare i dipendenti algerini inviati all’estero sui tempi realistici di elaborazione delle pratiche e mantenere opzioni alternative di mobilità, come il lavoro a distanza o le assegnazioni tramite hub in paesi terzi.
Fonte: Afriquinfos / TF1 Info
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