
In una mossa salutata dalle organizzazioni della società civile come la riforma sull’immigrazione più significativa dell’ultimo decennio, la Spagna ha attivato un programma straordinario di regolarizzazione che permetterà a migliaia di stranieri senza documenti di ottenere permessi di soggiorno e lavoro della durata di un anno. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) Europa ha confermato la misura il 28 luglio, sottolineando che il Decreto Reale 316/2026 è entrato in vigore il 16 aprile e che le domande saranno accettate fino al 30 giugno 2026. I richiedenti idonei devono dimostrare una residenza continuativa in Spagna antecedente al 1° gennaio 2026 e potrebbero dover presentare rapporti di vulnerabilità redatti da ONG accreditate. I candidati ammessi riceveranno un’autorizzazione di soggiorno e lavoro rinnovabile di un anno, che garantisce pieno accesso al mercato del lavoro e al sistema sanitario pubblico. Per i datori di lavoro, il decreto crea una via legale per assumere lavoratori già presenti in Spagna ma privi di autorizzazione lavorativa. I settori con carenze croniche — ospitalità, agricoltura, edilizia e assistenza domiciliare — sono quelli che ne trarranno maggior beneficio. I team delle risorse umane dovranno però verificare l’autenticità dei nuovi permessi e aggiornare tempestivamente le registrazioni previdenziali per evitare sanzioni. Le autorità municipali e le 14 entità della rete SJM (Servicio Jesuita a Migrantes) stanno organizzando sessioni informative a Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia per assistere i richiedenti con la documentazione e prevenire frodi. La domanda iniziale è stata elevata: il Ministero dell’Inclusione ha riportato oltre 42.000 prenotazioni online nella prima settimana dal lancio. Il governo sottolinea che l’iniziativa è eccezionale e non sarà ripetuta a breve. Le aziende interessate ad assumere lavoratori regolarizzati devono agire rapidamente; i permessi rilasciati nell’ambito del programma possono essere rinnovati dopo un anno, a condizione che il lavoratore dimostri almeno sei mesi di contributi previdenziali, trasformando così una forza lavoro precaria in una stabile e legale.
Fonte: JRS Europe