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L’autorità per la privacy avverte il pubblico sui siti web falsi di e-visa che prendono di mira i viaggiatori di Hong Kong

ago 4, 2026
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L’autorità per la privacy avverte il pubblico sui siti web falsi di e-visa che prendono di mira i viaggiatori di Hong Kong
L'Ufficio del Commissario per la Privacy dei Dati Personali di Hong Kong (PCPD) ha emesso un allarme urgente per i consumatori dopo aver scoperto un gruppo di siti web fraudolenti che si spacciavano per portali ufficiali di e-visa per Canada, Regno Unito e Thailandia. L’avviso, diffuso la sera del 3 agosto, segue diverse segnalazioni da parte di residenti attratti a pagare tariffe di domanda fino a 1.700 HK$ e a fornire scansioni del passaporto e dati della carta di credito.

Secondo il PCPD, i siti truffa utilizzano nomi di dominio e layout quasi identici a quelli delle pagine ufficiali dell’immigrazione, ma reindirizzano i pagamenti su conti esteri. Le vittime si sono accorte della truffa solo quando non hanno ricevuto le email di conferma o sono state successivamente rifiutate all’imbarco perché non era stato emesso un visto valido. L’autorità ha segnalato il caso al Commercial Crime Bureau e ha chiesto ai partner internazionali delle forze dell’ordine di chiudere i domini fraudolenti.

L’autorità per la privacy avverte il pubblico sui siti web falsi di e-visa che prendono di mira i viaggiatori di Hong Kong


Perché è importante per i team di mobilità globale: Hong Kong è il terzo mercato asiatico per viaggi d’affari verso Canada e Regno Unito, e si stima che circa 190.000 residenti visitino annualmente la Thailandia per affari o viaggi misti lavoro/tempo libero. Le procedure per i visti in queste destinazioni sono sempre più digitali e self-service, rendendo i dipendenti bersagli ideali per portali di phishing simili agli originali. Una copia compromessa del passaporto può facilitare frodi d’identità, mentre contestazioni di addebiti possono bloccare i viaggiatori e causare costose riemissioni di biglietti.

Le misure pratiche consigliate dal PCPD includono salvare solo gli URL ufficiali dei governi (ad esempio cic.gc.ca per il Canada), evitare annunci sponsorizzati nei motori di ricerca e verificare i certificati di sicurezza prima di inserire dati. Le aziende dovrebbero diffondere queste indicazioni attraverso le piattaforme di prenotazione viaggi e valutare di inserire in whitelist i link approvati nei browser aziendali. I responsabili dei viaggi sono inoltre invitati a monitorare le spese per eventuali addebiti insoliti relativi a “elaborazione visti” e a informare il personale sulle politiche di rimborso che prevedono l’uso esclusivo di canali ufficiali.

L’episodio è un monito sull’aumento delle frodi informatiche legate ai visti, parallelo alla diffusione globale delle e-autorizzazioni. Anche Australia, Nuova Zelanda e Malesia hanno segnalato siti clonati negli ultimi mesi. Con l’adozione crescente della mobilità digitale, spetta ai datori di lavoro integrare la cyber-igiene nei processi pre-viaggio, da controlli automatici dei link nei moduli di approvazione viaggi a corsi obbligatori di sicurezza informatica per i viaggiatori frequenti.
Fonte: South China Morning Post (reported via r/HongKong)

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