
Il Ministero degli Affari Esteri della Thailandia ha rivisto il suo programma di esenzione dal visto, riducendo il periodo di soggiorno consentito per i titolari di passaporti indiani da 60 a 30 giorni, a partire dal 15 settembre 2026. Business Standard, citando l’Ambasciata Reale Thailandese a Nuova Delhi, ha confermato la decisione il 21 settembre. L’India faceva parte delle 93 nazionalità autorizzate a visitare il Paese senza visto per 60 giorni dal 2021, un vantaggio molto sfruttato da turisti a lungo soggiorno, nomadi digitali e lavoratori in missioni prolungate.
Con la nuova normativa, gli indiani possono ancora entrare senza visto preventivo, ma devono lasciare il Paese o ottenere un’estensione del visto entro 30 giorni. Le permanenze oltre il termine comportano multe di 500 THB (circa ₹1.150) al giorno, fino a un massimo di 20.000 THB, con possibile inserimento in lista nera.
Per i viaggiatori d’affari, restano valide le disposizioni separate: lavori tecnici urgenti fino a 15 giorni possono essere svolti con una Notifica di Lavoro Urgente, mentre le riunioni ordinarie richiedono un visto Non-Immigrant B. La modifica non riguarda i titolari di visti a lungo termine validi, le APEC Business Travel Card o i permessi di reingresso.
Gli operatori turistici indiani prevedono un impatto limitato sulle vacanze brevi, ma avvertono che backpacker e studenti di corsi linguistici dovranno riorganizzare i propri piani. Le aziende che ruotano il personale su progetti thailandesi dovrebbero passare a visti business o di lavoro per evitare violazioni normative.
VFS Global segnala che l’elaborazione dell’e-visa per le categorie Non-B richiede attualmente in media 6-8 giorni lavorativi, quindi è fondamentale pianificare con anticipo. I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero aggiornare le policy interne, rivedere i calcoli dei per-diem per soggiorni più brevi e monitorare eventuali nuovi annunci dell’immigrazione thailandese; fonti del settore suggeriscono che all’inizio del 2027 potrebbe essere introdotto un visto a punti per nomadi digitali a lungo termine, mentre la Thailandia cerca di bilanciare la promozione del turismo con il controllo delle frontiere.
Con la nuova normativa, gli indiani possono ancora entrare senza visto preventivo, ma devono lasciare il Paese o ottenere un’estensione del visto entro 30 giorni. Le permanenze oltre il termine comportano multe di 500 THB (circa ₹1.150) al giorno, fino a un massimo di 20.000 THB, con possibile inserimento in lista nera.
Per i viaggiatori d’affari, restano valide le disposizioni separate: lavori tecnici urgenti fino a 15 giorni possono essere svolti con una Notifica di Lavoro Urgente, mentre le riunioni ordinarie richiedono un visto Non-Immigrant B. La modifica non riguarda i titolari di visti a lungo termine validi, le APEC Business Travel Card o i permessi di reingresso.
Gli operatori turistici indiani prevedono un impatto limitato sulle vacanze brevi, ma avvertono che backpacker e studenti di corsi linguistici dovranno riorganizzare i propri piani. Le aziende che ruotano il personale su progetti thailandesi dovrebbero passare a visti business o di lavoro per evitare violazioni normative.
VFS Global segnala che l’elaborazione dell’e-visa per le categorie Non-B richiede attualmente in media 6-8 giorni lavorativi, quindi è fondamentale pianificare con anticipo. I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero aggiornare le policy interne, rivedere i calcoli dei per-diem per soggiorni più brevi e monitorare eventuali nuovi annunci dell’immigrazione thailandese; fonti del settore suggeriscono che all’inizio del 2027 potrebbe essere introdotto un visto a punti per nomadi digitali a lungo termine, mentre la Thailandia cerca di bilanciare la promozione del turismo con il controllo delle frontiere.
Fonte: Business Standard
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