
L'Ufficio Immigrazione del Belgio ha registrato 2.071 richieste di asilo a settembre 2026, con un calo del 44% rispetto a settembre 2024, l’ultimo anno della precedente coalizione ‘Vivaldi’, e del 29% rispetto allo stesso mese del 2025. La ministra per l’Asilo e la Migrazione, Anneleen Van Bossuyt, attribuisce questo calo a una combinazione di misure nazionali e al prossimo Patto Europeo sulla Migrazione, che hanno invertito quella che definisce “un’affluenza insostenibilmente alta”. Tra le misure adottate figurano regole di ammissibilità più rigide, tempi di elaborazione più rapidi e un maggiore ricorso alla detenzione per i richiedenti considerati improbabili destinatari di protezione. Anche la quota di minori non accompagnati che si dichiarano alle frontiere belghe è diminuita della metà su base annua, con 684 casi fino a fine settembre, alleviando la pressione sulle strutture di accoglienza specializzate. I dati governativi mostrano che oltre sette decisioni su dieci a settembre sono state negative, avviando procedure di rimpatrio. Il governo ha stanziato fondi aggiuntivi per ampliare la capacità di espulsione e accelerare le rimozioni di cittadini stranieri che commettono reati durante la detenzione. I datori di lavoro internazionali dovrebbero considerare che il cambio di politica potrebbe ridurre i tempi di attesa per i trasferimenti umanitari legittimi, ma quasi certamente inasprirà i controlli sui richiedenti che successivamente cercano permessi di lavoro. Le ONG hanno avvertito che le procedure accelerate rischiano di compromettere i diritti di appello, mentre le associazioni imprenditoriali temono danni reputazionali se subappaltatori impiegassero richiedenti respinti senza autorizzazione. Questi dati alimenteranno i dibattiti parlamentari previsti per fine mese su un disegno di legge separato che consentirebbe alla polizia di entrare nelle abitazioni private senza consenso per eseguire espulsioni, una misura che, se approvata, potrebbe rimodellare ulteriormente il panorama migratorio belga nel 2027.