
Un'inchiesta di Brussels Times ha confermato che il 23 giugno funzionari dell'UE hanno tenuto un incontro riservato con una delegazione talebana di cinque membri in un hotel dell'aeroporto di Bruxelles per discutere la logistica delle deportazioni di cittadini afghani che hanno esaurito i ricorsi legali o sono stati condannati per reati. I dettagli dell'incontro sono emersi il 16 ottobre, dopo che alcuni partecipanti hanno parlato anonimamente al New York Times, suscitando nuove attenzioni durante il vertice del Consiglio Europeo di questa settimana nella capitale belga. Secondo la fuga di notizie, rappresentanti di 15 paesi UE — tra cui il Belgio — hanno chiesto ai talebani di accettare voli charter con richiedenti asilo respinti in cambio di aiuti umanitari e un limitato coinvolgimento diplomatico. La parte afghana ha richiesto finanziamenti diretti per lo sviluppo e la riapertura di diverse ambasciate di Stati membri UE a Kabul. Le organizzazioni per i diritti umani hanno condannato i colloqui come una violazione del principio di non-refoulement, ricordando che la Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito nel 2024 che le donne afghane sono soggette a persecuzioni sistemiche e non dovrebbero mai essere rimandate indietro. Sebbene l’accordo ipotizzato riguarderebbe inizialmente solo uomini condannati, gli osservatori avvertono di una “pendenza scivolosa” che potrebbe portare a rimpatri più ampi. Il Segretario di Stato belga per l’Asilo e la Migrazione ha insistito sul fatto che nessun accordo è stato finalizzato e che ogni rimpatrio richiederebbe valutazioni individuali del rischio. Tuttavia, gli avvocati segnalano che la prospettiva di rimpatri forzati sta già scoraggiando alcuni cittadini afghani dal richiedere protezione o dal viaggiare fuori dal Belgio per timore di essere detenuti al rientro. Per i datori di lavoro multinazionali, l’episodio sottolinea l’importanza di monitorare il personale con cittadinanza afghana che viaggia con permessi di soggiorno belgi: cambiamenti improvvisi nelle politiche potrebbero ostacolare la loro capacità di rientrare nell’area Schengen. I responsabili della mobilità dovrebbero inoltre prepararsi a possibili proteste vicino alle istituzioni UE, che potrebbero complicare l’accesso agli uffici nel Quartiere Europeo di Bruxelles.
Fonte: The Brussels Times