
In un discorso televisivo del 19 ottobre, il presidente Emmanuel Macron ha riconosciuto la «rabbia e la stanchezza» della popolazione dopo le violente manifestazioni del fine settimana, ma ha evitato di annunciare poteri straordinari o nuovi controlli di sicurezza alle frontiere francesi. Ha invece incaricato il primo ministro Gabriel Attal, i capigruppo parlamentari e i leader sindacali di proporre entro dieci giorni una «tabella di marcia per la pacificazione».
Dal punto di vista della mobilità internazionale, l’assenza di nuovi controlli alle frontiere è un sollievo: dal 2015 la Francia ha reintrodotto sei volte i controlli interni Schengen, causando spesso code negli aeroporti principali e ai valichi stradali. Gli operatori del business travel temevano un ritorno di tali misure durante il traffico intenso delle vacanze di Ognissanti. Fonti del ministero dell’Interno confermano che verranno dispiegate ulteriori forze di polizia antisommossa nei centri urbani, ma per ora i posti di frontiera manterranno l’organico abituale.
Macron ha inoltre confermato che il contestato disegno di legge sulla riforma dell’immigrazione resterà all’ordine del giorno parlamentare, segnalando che il governo non intende abbandonare i piani per inasprire le regole sulle espulsioni e aumentare i requisiti linguistici per i permessi di soggiorno. I rappresentanti delle multinazionali hanno riferito a GlobalMobilityNews di intensificare gli sforzi per ottenere deroghe per i trasferimenti intra-aziendali e i Passaporti per Talenti del settore tecnologico prima della lettura finale del testo.
Gli analisti osservano che la decisione del presidente di internazionalizzare la risposta — con una visita di tre giorni in Medio Oriente a partire da martedì — mira a rassicurare gli investitori scossi dai video delle proteste urbane. Tuttavia, i critici sostengono che l’assenza di misure concrete rischia di prolungare l’incertezza per le aziende che gestiscono programmi di espatrio in Francia.
Praticamente, i team HR dovrebbero monitorare attentamente i prossimi dieci giorni: se i negoziati politici dovessero arenarsi, l’Eliseo potrebbe ancora optare per controlli temporanei alle frontiere o coprifuoco in quartieri sensibili, entrambe soluzioni che complicherebbero gli spostamenti del personale. Fino ad allora, le procedure vigenti per visti, permessi di lavoro e carte di soggiorno proseguiranno senza cambiamenti, anche se i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi se il personale delle prefetture venisse destinato a compiti di sicurezza.
Dal punto di vista della mobilità internazionale, l’assenza di nuovi controlli alle frontiere è un sollievo: dal 2015 la Francia ha reintrodotto sei volte i controlli interni Schengen, causando spesso code negli aeroporti principali e ai valichi stradali. Gli operatori del business travel temevano un ritorno di tali misure durante il traffico intenso delle vacanze di Ognissanti. Fonti del ministero dell’Interno confermano che verranno dispiegate ulteriori forze di polizia antisommossa nei centri urbani, ma per ora i posti di frontiera manterranno l’organico abituale.
Macron ha inoltre confermato che il contestato disegno di legge sulla riforma dell’immigrazione resterà all’ordine del giorno parlamentare, segnalando che il governo non intende abbandonare i piani per inasprire le regole sulle espulsioni e aumentare i requisiti linguistici per i permessi di soggiorno. I rappresentanti delle multinazionali hanno riferito a GlobalMobilityNews di intensificare gli sforzi per ottenere deroghe per i trasferimenti intra-aziendali e i Passaporti per Talenti del settore tecnologico prima della lettura finale del testo.
Gli analisti osservano che la decisione del presidente di internazionalizzare la risposta — con una visita di tre giorni in Medio Oriente a partire da martedì — mira a rassicurare gli investitori scossi dai video delle proteste urbane. Tuttavia, i critici sostengono che l’assenza di misure concrete rischia di prolungare l’incertezza per le aziende che gestiscono programmi di espatrio in Francia.
Praticamente, i team HR dovrebbero monitorare attentamente i prossimi dieci giorni: se i negoziati politici dovessero arenarsi, l’Eliseo potrebbe ancora optare per controlli temporanei alle frontiere o coprifuoco in quartieri sensibili, entrambe soluzioni che complicherebbero gli spostamenti del personale. Fino ad allora, le procedure vigenti per visti, permessi di lavoro e carte di soggiorno proseguiranno senza cambiamenti, anche se i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi se il personale delle prefetture venisse destinato a compiti di sicurezza.
Fonte: Le Monde (Politics section)
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